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Comprare Casa o Comprare REITs?

REITs e i Loro ETF: Il Mondo dell’Immobiliare in Borsa

Se hai mai pensato che investire in immobili fosse roba per chi ha un conto in banca da capogiro o una voglia matta di fare il landlord, è ora di aggiornarti. I REITs (Real Estate Investment Trusts) e i loro ETF sono la via per entrare nel mondo dell’immobiliare… senza dover comprare nemmeno un mattone!

Cosa Sono i REITs?

Partiamo dal basics: i REITs sono società che possiedono, gestiscono o finanziano immobili che generano reddito, come centri commerciali, uffici, hotel, case in affitto o addirittura data center. In poche parole, comprano e affittano immobili (o li finanziano), e poi condividono i ricavi con gli investitori sotto forma di dividendi.

La cosa interessante? Per legge, devono distribuire almeno il 90% degli utili sotto forma di dividendi. Tradotto: se un REIT guadagna bene, anche tu che ci investi potresti ricevere una bella fetta del bottino.

E gli ETF sui REITs?

Ora, invece di scegliere un singolo REIT (che può essere complicato e rischioso), puoi optare per un ETF sui REITs. Cos’è un ETF? È un “pacchetto” che ti permette di investire in un intero paniere di REITs in una sola mossa, diversificando il tuo investimento.

Per esempio, un ETF sui REITs può includere società che operano in diversi settori immobiliari: dagli uffici ai magazzini, dagli hotel alle cliniche mediche. Così, se un settore ha un brutto periodo (tipo il retail durante la pandemia), altri potrebbero bilanciare il risultato.

Indici Famosi e Cosa Tracciano

Gli ETF sui REITs di solito seguono indici famosi come il FTSE EPRA/NAREIT Global Real Estate Index o il MSCI US REIT Index. Questi indici non sono altro che “liste” di REITs selezionati in base a certi criteri (dimensione, performance, liquidità). Gli ETF che li replicano permettono di investire in centinaia di società sparse per il mondo o focalizzate su mercati specifici, come Stati Uniti, Europa o Asia.

Vantaggi e Cose da Tenere a Mente

I REITs (e i relativi ETF) possono essere interessanti per diversi motivi. Offrono una forma di investimento nell’immobiliare senza le complicazioni legate alla gestione diretta di un immobile. Inoltre, essendo quotati in borsa, sono liquidi: puoi comprarli e venderli come qualsiasi azione.

Detto questo, non è tutto oro quel che luccica. I REITs sono sensibili ai tassi di interesse: quando i tassi salgono, il loro valore potrebbe calare perché diventano meno appetibili rispetto ad altre opzioni, come le obbligazioni. E anche il settore immobiliare stesso può essere volatile, quindi niente certezze.

Il Lato Smart dell’Investire

Insomma, i REITs e i loro ETF non ti trasformano in un magnate dell’immobiliare da un giorno all’altro, ma aprono una porta interessante sul mondo degli investimenti legati ai mattoni. L’aspetto migliore? Puoi partecipare al mercato immobiliare senza dover per forza parlare con un agente immobiliare o scegliere le tende per l’inquilino.

Ma come per ogni investimento, la parola chiave è sempre informarsi. Non basta il fascino dei dividendi per prendere una decisione. E ricorda: i REITs sono un mezzo per diversificare il tuo portafoglio, non un biglietto per diventare ricco da un giorno all’altro.

Money versus resources

Se sei nuovo qui, questo blog ti fornirà gli strumenti per diventare finanziariamente indipendente in 5 anni con uno stipendio medio. La pagina wiki offre un buon riassunto dei principi della strategia. La chiave del successo è gestire le tue finanze personali come se fossero un’azienda, pensando a risorse e inventario e concentrandoti su efficienza e valore per i soldi spesi. Non come un’azienda qualsiasi, ma come una che sia flessibile, agile e adattabile. Al contrario, la maggior parte dei consumatori gestisce le proprie finanze personali come un’antiazienda rigida e in perdita, sempre a rischio di difficoltà economiche.

Mi sono appena reso conto che parlare di quanto denaro noi spendiamo potrebbe non essere il modo migliore per valutare come mangiamo, ci vestiamo, viviamo e facciamo le cose, ecc.

Un modo molto migliore per entrare nel giusto tipo di mentalità è smettere di valutare lo stile di vita in termini di denaro e pensare invece alle risorse. Uso circa lo stesso tipo di risorse che usano altre persone. Mangio lo stesso numero di calorie ogni giorno, indosso lo stesso numero di strati di vestiti. Anch’io ho una porta d’ingresso, posti per sedermi, un fornello, un impianto di riscaldamento, ecc.

Ciò che mi distingue dalla massa è che il mio denaro non è così strettamente connesso a queste risorse come lo è per loro. Non sono un consumatore. Prima di tutto, consumare è un altro modo per dire distruggere. Io non distruggo. Mi prendo cura delle cose e non le trascuro nel fondo di un armadio, cosa che sembra essere diventata uno sport nazionale e la base dell’economia “moderna”: estrarre risorse dalla terra, trasformarle in gadget scintillanti, venderle e rimetterle nelle discariche, che siano i nostri garage (che fungono da discariche personali) o quelle ufficiali. In secondo luogo, esistono molto spesso modi diversi di utilizzare le risorse. Invece di comprarle, puoi crearle. Puoi improvvisare. O magari puoi semplicemente fare qualcosa di equivalente.

La sfida sta nel fatto che questo richiede, innanzitutto, una diversa mentalità e, in secondo luogo, le competenze per farlo. Credo che si debba essere cattivi per essere volutamente spreconi. La parte delle competenze è più difficile. Penso che ciò che trattiene la maggior parte delle persone sia, primo, il fatto che hanno i soldi, quindi è più facile spenderli piuttosto che imparare altri metodi di “acquisizione”. Secondo, non hanno il tempo per imparare perché sono occupati a lavorare, dormire e guardare la TV, in quest’ordine di priorità temporale.

Sospetto fortemente che il possedere o meno una TV sia FORTEMENTE correlato al fatto che diventerai o meno un non-consumatore. Non sto dicendo che sia impossibile con una TV. Sto solo proponendo che sia altamente correlato. La maggior parte delle persone che conosco e che sono attente alle loro cose non guarda la TV. È probabile che questa correlazione funzioni in entrambi i sensi.

Articolo originale di Jacob Lund Fisker : https://earlyretirementextreme.com/money-versus-resources.html

20 Lessons From 20 Years of Managing Money

Sono entrato nel mondo del lavoro nel 2005.

Questo significa che lavoro nel settore degli investimenti da ormai 20 anni. Più tempo trascorro in questo campo, più mi rendo conto di quanto ci sia ancora da imparare. Ecco alcune lezioni che ho assimilato finora:

1. Le esperienze plasmano la percezione del rischio.

La tua capacità e necessità di assumere rischi dovrebbe dipendere dalla fase della vita in cui ti trovi, dal tuo orizzonte temporale, dalle tue circostanze finanziarie e dai tuoi obiettivi.
Tuttavia, il desiderio di correre rischi è spesso influenzato dalle esperienze personali. Se hai lavorato per Enron, Lehman Brothers, AIG o hai investito con Madoff, il tuo appetito per il rischio sarà inevitabilmente segnato.
E va bene così, purché pianifichi di conseguenza.

2. L’intelligenza non garantisce il successo negli investimenti.

Warren Buffett ha scritto: “Investire non è un gioco in cui chi ha un QI di 160 batte chi ha un QI di 130. Una volta che hai un’intelligenza ordinaria, ciò che conta è la capacità di controllare le emozioni che mettono nei guai gli altri investitori.”
Ho incontrato molte persone altamente istruite, ma pessimi investitori. La loro formazione accademica li rende eccessivamente sicuri delle proprie capacità, rendendoli incapaci di controllare le emozioni.
L’intelligenza emotiva è il vero segno di saggezza negli investimenti.

3. Nessuno vive nel lungo termine.

I rendimenti di lungo termine sono gli unici che contano davvero, ma per arrivarci bisogna sopravvivere a una serie di situazioni di breve termine.
Una buona strategia che riesci a mantenere nel breve termine è preferibile a una strategia perfetta che non riesci a seguire.

4. L’unica domanda che conta davvero: “Andrà tutto bene?”

Ogni situazione è unica, poiché ciascuno ha le proprie paure e desideri.
Eppure, la risposta che tutti cercano è sempre la stessa: “Dimmi che andrà tutto bene.”

5. È più facile e più difficile che mai adottare un approccio “imposta e dimentica”.

Oggi gli investitori hanno strumenti incredibili per automatizzare investimenti, allocazioni, ribilanciamenti e reinvestimenti dei dividendi.
Ma ci sono anche infinite tentazioni che ti spingono a modificare il tuo portafoglio a causa di nuovi prodotti, fondi, piattaforme di trading senza commissioni e opportunità di investimento.
Ogni giorno diventa sempre più difficile ignorare questi frutti proibiti.

6. I ricchi odiano pagare le tasse più di quanto amino guadagnare di più.

Non sto scherzando del tutto, ma è incredibile quanto più denaro abbiano le persone, tanto più cerchino modi per evitare di pagare le tasse.

7. Diventare ricchi da un giorno all’altro è una maledizione, non una benedizione.

Chi accumula ricchezza lentamente, nel corso della propria carriera, è generalmente più preparato a gestire il denaro rispetto a chi lo ottiene facilmente.
La ricchezza costruita con pazienza e disciplina ha un valore maggiore per chi l’ha guadagnata.

8. Investire è difficile.

Ironia della sorte, rendersi conto di questa difficoltà può renderlo un po’ più semplice.

9. I maggiori rischi sono sempre gli stessi… eppure diversi.

Ogni ambiente di mercato è unico, ma i principali errori degli investitori rimangono invariati:

  • Provare a prevedere il mercato.
  • Esagerare l’importanza degli eventi recenti.
  • Farsi dominare dalla paura quando gli altri hanno paura e dall’avidità quando gli altri sono avidi.
    La natura umana è la costante.

10. Il mercato non si cura di quanto sei intelligente.

Non esistono premi speciali per la difficoltà nell’investire. Provare troppo non garantisce profitti maggiori.

11. Un prodotto non è un portafoglio e un portafoglio non è un piano.

Più tempo trascorro in questo settore, più mi rendo conto che la pianificazione finanziaria è un prerequisito per investire con successo.

12. Pensare troppo può essere paralizzante quanto non pensare affatto.

Investire significa fare i conti con l’incertezza del futuro. Devi imparare a prendere decisioni con informazioni imperfette.

13. Il rischio di carriera spiega molte decisioni irrazionali nel settore degli investimenti.

Molte cose insensate che accadono in questo business possono essere spiegate dagli incentivi.

14. Non esiste un portafoglio perfetto.

Il miglior portafoglio è quello che riesci a mantenere nei momenti difficili, non quello ottimizzato secondo formule o fogli di calcolo.

15. Le emozioni sono truccate, non il mercato.

Il mercato azionario non è contro di te. I tuoi sentimenti, però, potrebbero esserlo, se non impari a controllarli.

16. L’esperienza non equivale alla competenza.

Fare qualcosa per molto tempo non ti rende automaticamente un esperto.
Molti investitori esperti continuano a combattere l’ultima guerra, a discapito del loro portafoglio.

17. Avere sempre ragione è sopravvalutato.

Guadagnare è più importante che avere ragione. Fare previsioni spesso è più una questione di ego che di profitto.

18. Essere ricchi è diverso dall’essere benestanti.

Molti ricchi sono infelici, mentre ci sono persone con un patrimonio modesto che vivono nella ricchezza emotiva grazie alla famiglia, agli amici e alla contentezza per ciò che hanno.

19. L’ottimismo dovrebbe essere il tuo punto di partenza.

Il mondo non sarà mai perfetto, ma gli ottimisti vincono nel lungo termine. L’investimento premia chi crede nel futuro.

20. Meno è meglio.

La semplicità è la vera forma di sofisticazione negli investimenti. Un approccio semplice batte spesso strategie complesse.

Articolo originale di Ben Carlson : https://awealthofcommonsense.com/2024/11/20-lessons-from-20-years-of-managing-money-2/

Viaggio nei Paradisi Fiscali: Dove le Tasse Vanno in Vacanza

Seguendo podcast, articoli e video su YouTube, mi sono spesso imbattuto in storie di aziende con sedi fiscali in paesi decisamente ‘esotici’. L’ultimo video di Rip, una reaction al fondatore di USDT, mi ha dato lo spunto per fare una cosa un po’ fuori dal comune: cercare tutti i paradisi fiscali esistenti (o quasi) e scoprire cosa offre ogni singola nazione. Così, spinto dalla curiosità, mi sono messo a raccogliere informazioni su questo tema. Dopo aver accumulato un bel po’ di dati, ho pensato: perché non farne un post sul mio blog? Non solo per condividere il tutto, ma anche per avere un posto dove conservarle – che non si sa mai, magari un giorno potrebbero tornarmi utili!

I paradisi fiscali sono come le mete tropicali delle tasse: attraenti, rilassanti e con poche regole che disturbano la tranquillità. Offrono vantaggi fiscali e leggi permissive che fanno gola a individui e aziende di tutto il mondo. In questa guida, esploreremo con leggerezza ma in profondità i principali paradisi fiscali, cosa li rende così allettanti e le normative che li governano.


Cosa Sono i Paradisi Fiscali?

Immagina un luogo dove il fisco non ti insegue con zelo: ecco cos’è un paradiso fiscale! Si tratta di una giurisdizione che offre condizioni super favorevoli, come:

  • Aliquote fiscali bassissime o nulle, ideali per chi vuole far respirare il proprio portafoglio.
  • Privacy blindata, perfetta per chi preferisce mantenere i propri affari lontano da occhi indiscreti.
  • Regole semplici, che rendono la vita delle aziende un vero paradiso.

Principali Paradisi Fiscali e le Loro Leggi

1. Svizzera

Ah, la Svizzera: non solo cioccolato e orologi, ma anche segreti bancari a volontà! Questo Paese è famoso per la sua discrezione e le tasse light.

  • Leggi rilevanti:
    • Banking Act: Protezione blindata per i conti bancari.
    • Aliquote fiscali cantonali: Ogni cantone fa a modo suo, e spesso conviene.
  • Attrattiva:
    • Tassa sugli utili societari tra il 12% e il 14%.
    • Recenti aperture verso lo scambio di informazioni, ma ancora un’oasi per chi cerca riservatezza.

2. Lussemburgo

Piccolo, ma potentissimo! Il Lussemburgo è un magnete per i fondi d’investimento e le multinazionali.

  • Leggi rilevanti:
    • Legge sui Fondi di Investimento Alternativi (AIFM).
    • Accordi per evitare la doppia imposizione.
  • Attrattiva:
    • Aliquote societarie che possono scendere sotto il 20%.
    • Costituzione di società? Un gioco da ragazzi.

3. Isole Cayman

Dove il sole splende e le tasse… semplicemente non esistono!

  • Leggi rilevanti:
    • Companies Law: Norme facili per creare società.
    • Mutual Funds Law: Regole per i fondi comuni.
  • Attrattiva:
    • Nessuna imposta su reddito, guadagni di capitale o dividendi.
    • Riservatezza al top.

4. Bermuda

Le Bermuda non sono solo il triangolo dei misteri, ma anche quello dei vantaggi fiscali.

  • Leggi rilevanti:
    • Exempted Undertakings Tax Protection Act: Zero tasse garantite fino al 2035.
  • Attrattiva:
    • Nessuna imposta su redditi personali o societari.
    • Infrastrutture ideali per le compagnie assicurative.

5. Panama

Panama: dove il canale non è l’unica cosa che scorre liscia.

  • Leggi rilevanti:
    • Offshore Corporations Law: Esenzione fiscale per entrate estere.
    • Segreto Bancario: Privacy garantita.
  • Attrattiva:
    • Sistema fiscale basato sulla territorialità.
    • Avvio di società in tempi record.

6. Singapore

Moderno, tecnologico e… fiscale-friendly!

  • Leggi rilevanti:
    • Income Tax Act: Agevolazioni per nuove imprese.
    • Accordi di doppia imposizione a profusione.
  • Attrattiva:
    • Aliquote societarie del 17%.
    • Esenzioni per redditi esteri.

7. Monaco

Montecarlo è sinonimo di lusso e… niente tasse sul reddito personale.

  • Leggi rilevanti:
    • Nessuna imposta sul reddito (per chi non è francese).
    • Regimi societari vantaggiosi.
  • Attrattiva:
    • Nessuna tassa sul reddito.
    • Sicurezza e glamour a volontà.

8. Isole Vergini Britanniche

Se cerchi privacy e zero tasse, le BVI sono la tua meta.

  • Leggi rilevanti:
    • BVI Business Companies Act: Semplicità e riservatezza.
  • Attrattiva:
    • Nessuna imposta su redditi o dividendi.
    • Segretezza garantita.

9. Guernsey, Jersey e l’Isola di Man

Queste isole britanniche offrono vantaggi fiscali senza rinunciare a una buona reputazione.

  • Leggi rilevanti:
    • Guernsey Company Law e Jersey Financial Services Law: Regole flessibili per società e fondi.
  • Attrattiva:
    • Tassazione bassa o nulla.
    • Stabilità e rispetto delle regole internazionali.

Delaware

Dove le aziende prosperano e le tasse si dimezzano!

Leggi rilevanti:

  • Delaware General Corporation Law: Normative flessibili e pro-business per le società.
  • Delaware Limited Liability Company Act: Strutture LLC altamente personalizzabili.

Attrattiva:

  • Nessuna imposta sul reddito per le società che non operano fisicamente nello stato.
  • Privacy: Nomi di amministratori e beneficiari non pubblici.
  • Processi legali rapidi con la Delaware Court of Chancery.
  • Costi competitivi e registrazione aziendale veloce.

Il Delaware non è un paradiso fiscale in senso stretto, ma la sua combinazione unica di leggi aziendali favorevoli, fiscalità agevolata e protezione della privacy lo rende un’opzione altamente attraente per le aziende che cercano vantaggi legali e fiscali negli Stati Uniti.


Regolamentazioni Internazionali e Scambi di Informazioni

Negli ultimi anni, iniziative come il Common Reporting Standard (CRS) e il progetto BEPS dell’OCSE hanno messo sotto pressione i paradisi fiscali, costringendoli a maggiore trasparenza. Ma molti di loro restano comunque irresistibili.


Cazzeggiando tra gli etf ….

Come si comportano gli ETF nelle crisi finanziarie? Confronto tra VWCE e NTSG

Quando si parla di investimenti a lungo termine, una delle principali preoccupazioni degli investitori è capire come il proprio portafoglio potrebbe reagire a crisi economiche globali.

Oggi ci lanciamo in un’analisi del comportamento di due ETF globali, VWCE (Vanguard FTSE All-World UCITS ETF) e NTSG (WisdomTree Global Efficient Core UCITS ETF), durante le crisi finanziarie dal 1929 a oggi. Alla fine, il mio spirito talebbiano, che cerca l’antifragilità persino nel latte e biscotti, viene sempre fuori. 😆

Nel mondo della finanza retail, cerco sempre di bilanciare antifragilità, crescita e strumenti UCITS, anche se spesso questi ultimi ci mettono qualche bastone tra le ruote. Per gli investitori europei, purtroppo, non esistono veri ETF TAIL RISK, e niente ETF Managed Futures, almeno per ora. Qualche fondo c’è, ma è un altro discorso… e magari ne parleremo un’altra volta! 🚀📈

L’obiettivo è capire quale dei due è più resiliente e se uno dei due potrebbe essere più adatto per un investitore orientato alla protezione del capitale nei momenti più difficili.

VWCE vs. NTSG: Cosa Sono e Come Funzionano?

VWCE – Vanguard FTSE All-World UCITS ETF

VWCE è un ETF che replica l’indice FTSE All-World, offrendo un’ampia esposizione ai mercati sviluppati ed emergenti. Questo significa che investendo in VWCE si ottiene una diversificazione su migliaia di aziende globali, senza l’utilizzo di leva finanziaria o strategie complesse.

VWCE è ideale per chi vuole un investimento passivo e diversificato, basato sulla crescita dell’economia globale nel lungo periodo.

NTSG – WisdomTree Global Efficient Core UCITS ETF

NTSG adotta una strategia più sofisticata rispetto a VWCE. Investe per il 90% in azioni globali ma con un overlay del 60% in futures su obbligazioni governative. L’idea alla base di questo ETF è combinare crescita azionaria con una protezione obbligazionaria, per migliorare il rapporto rischio/rendimento.

Se VWCE è un ETF classico buy-and-hold, NTSG cerca di ottimizzare il capitale aggiungendo un mix obbligazionario che potrebbe mitigare le perdite nei periodi di crisi.

Simulazione delle Crisi Passate: Quale ETF Ha Retto Meglio?

Abbiamo analizzato le principali crisi finanziarie dal 1929 a oggi, ricostruendo i rendimenti di ciascun ETF in quegli scenari.

Crisi considerate:

  • Grande Depressione (1929-1932)
  • Shock Petrolifero (1973-1974)
  • Black Monday (1987)
  • Bolla Dot-com (2000-2002)
  • Crisi Finanziaria del 2008
  • Crollo COVID-19 (2020)

Per stimare le performance ipotetiche di VWCE e NTSG, abbiamo utilizzato come riferimento:

  • FTSE All-World per VWCE
  • 90% MSCI All-World + 60% obbligazioni governative per NTSG

Rapido grafico .

Grande Depressione (1929-1932)

  • VWCE: -85%
  • NTSG: -51%

Shock Petrolifero (1973-1974)

  • VWCE: -48%
  • NTSG: -39%

Black Monday (1987)

  • VWCE: -23%
  • NTSG: -18%

Bolla Dot-com (2000-2002)

  • VWCE: -49%
  • NTSG: -35%

Crisi Finanziaria del 2008

  • VWCE: -55%
  • NTSG: -38%

Crollo COVID-19 (2020)

  • VWCE: -34%
  • NTSG: -22%

Cosa Significano Questi Numeri?

Osserviamo un pattern chiaro: NTSG ha sempre perso meno di VWCE durante le crisi.

Questo è prevedibile, dato che NTSG ha un’esposizione obbligazionaria che tende a controbilanciare le perdite azionarie nei momenti di panico di mercato. Tuttavia, va anche considerato che, in fasi di forte crescita dei mercati azionari, VWCE tende a performare meglio perché non ha la zavorra delle obbligazioni.

Quale ETF è Più Resiliente nel Lungo Periodo?

Se il tuo obiettivo è massimizzare i rendimenti a lungo termine, VWCE è probabilmente la scelta migliore, perché riflette la crescita globale delle aziende senza elementi di stabilizzazione. Questo lo rende più vulnerabile nel breve periodo ma più redditizio nel lungo.

Se invece vuoi ridurre la volatilità del portafoglio e avere una maggiore protezione nelle crisi, NTSG offre un compromesso interessante. L’overlay obbligazionario lo rende meno sensibile agli shock di mercato, ma potrebbe frenare la crescita nelle fasi di bull market.


PS: NTSG utilizza una leva finanziaria di 1,5x. Non è una leva elevatissima, ma è comunque leva e va considerata con attenzione.

PPS: Questa simulazione è stata realizzata in modo approssimativo, con l’aiuto dell’AI. Probabilmente contiene errori, perché ho usato un’AI un po’ farlocca 😆. Quindi, prendetela con le pinze, fate le vostre ricerche e, soprattutto, studiate, studiate, studiate! 📚💡

PPPS: Ve lo scrivo alla fine e non all’inizio, così almeno vi siete letti tutto! 😉

“Min Variance, Equal Weight o Risk Parity? Scegli la Strategia di Investimento Giusta per Te !!

Min Variance Optimization, Equal Weight, e Risk Parity: Quale Strategia è Giusta per Te?

Se hai mai pensato di costruire un portafoglio di investimenti, probabilmente ti sei chiesto: “Come faccio a scegliere i giusti pesi per i miei asset?” Bene, ci sono diverse strategie per farlo, e oggi parleremo di tre delle più popolari: Min Variance Optimization, Equal Weight, e Risk Parity. Tranquillo, niente formule complicate: questo articolo è pensato per chi vuole capire concetti importanti senza essere un esperto di matematica finanziaria.

Un Tuffo nella Storia delle Strategie di Portafoglio

Partiamo con un po’ di contesto storico. Negli anni ’50, un economista di nome Harry Markowitz rivoluzionò il mondo della finanza con la sua Modern Portfolio Theory (MPT). La sua idea principale? Non mettere tutte le uova nello stesso paniere e diversificare per ridurre il rischio. Su questa base nasce la Min Variance Optimization, che vedremo tra poco.

D’altro canto, strategie più intuitive come l’Equal Weight (dare a tutti gli asset lo stesso peso) sono sempre esistite e rimangono popolari per la loro semplicità. Infine, la Risk Parity, una strategia più moderna, è diventata celebre con la diffusione dei fondi hedge e il lavoro di grandi investitori come Ray Dalio negli anni 2000

Le Tre Strategie a Confronto

1. Min Variance Optimization (MVO): Ridurre al Minimo il Rischio

La Min Variance Optimization si basa su un concetto chiave: ridurre la volatilità (cioè i “sbalzi” di prezzo) del portafoglio. In pratica, questa strategia seleziona una combinazione di asset che, insieme, minimizzano il rischio complessivo grazie alla diversificazione.

  • Pro:
    • Riduce al minimo il rischio, ideale per chi vuole dormire sonni tranquilli.
    • Ottimizza l’uso della correlazione tra asset: se un’azione scende, un’altra potrebbe salire.
  • Contro:
    • Dipende dai dati storici: se i mercati cambiano, l’ottimizzazione può non funzionare.
    • Potresti sacrificare rendimenti potenziali per puntare tutto sulla stabilità.

È come costruire un team dove ogni membro compensa le debolezze degli altri. Non sempre è il team più forte, ma è quello che evita più errori.

2. Equal Weight: Tutti Hanno lo Stesso Peso

La strategia Equal Weight è la più semplice in assoluto: assegni a ogni asset lo stesso peso nel portafoglio. Se hai 10 azioni, ognuna rappresenta il 10% del totale.

  • Pro:
    • Facilissima da capire e da applicare.
    • Non richiede calcoli complicati o previsioni di mercato.
  • Contro:
    • Ignora completamente le caratteristiche degli asset (rischio, correlazione, rendimento).
    • Potrebbe non essere efficiente: rischi di dare troppo peso a investimenti rischiosi o poco promettenti.

Equal Weight è come dividere una torta in parti uguali per tutti, senza chiederti se qualcuno ne vuole di più o di meno.3. Risk Parity: Rischio Equamente Distribuito

La Risk Parity è una strategia più sofisticata che mira a bilanciare il rischio, non il capitale, tra le classi di asset. L’idea è che ogni investimento contribuisca in egual misura al rischio complessivo del portafoglio.

  • Pro:
    • Tiene conto delle differenze di volatilità: asset meno rischiosi (come le obbligazioni) avranno più peso rispetto a quelli più rischiosi (come le azioni).
    • Offre un equilibrio tra rischio e rendimento.
  • Contro:
    • Complessa da implementare per gli investitori fai-da-te.
    • Potrebbe sovrappesare asset a basso rendimento (ad esempio obbligazioni in periodi di tassi bassi).

È come organizzare un gruppo di lavoro dove ognuno ha lo stesso “carico di lavoro”, ma le attività sono distribuite in base alle capacità di ciascuno.

Qual è la Migliore?

Dipende! Ogni strategia ha un suo “perché” e può essere adatta a diversi tipi di investitori:

  1. Se sei molto avverso al rischio: La Min Variance Optimization potrebbe essere la scelta giusta per te. È come una rete di sicurezza per proteggerti dalle fluttuazioni di mercato.
  2. Se cerchi semplicità: L’Equal Weight è perfetto. Non ti complichi la vita e hai comunque una diversificazione di base.
  3. Se vuoi equilibrio tra rischio e rendimento: La Risk Parity è ideale, soprattutto per portafogli più sofisticati o per chi ha una visione a lungo termine.

Un Approccio Personalizzato

In realtà, molte persone combinano queste strategie. Ad esempio, potresti partire con un portafoglio Equal Weight per semplicità, poi integrare un po’ di MVO per ridurre il rischio o aggiungere una componente di Risk Parity per bilanciare il tutto. La chiave è capire il tuo livello di comfort con il rischio e i tuoi obiettivi di investimento

Conclusione

Non esiste una “strategia migliore” in assoluto, ma esiste quella migliore per te. Se sei agli inizi, sperimentare con una strategia Equal Weight può essere un buon punto di partenza. Se invece sei più esperto o vuoi approfondire, la Min Variance Optimization o la Risk Parity possono darti un portafoglio più personalizzato e sofisticato.

Alla fine della giornata, l’importante è ricordare che investire non è solo una questione di numeri, ma di avere un piano che ti faccia sentire sicuro e soddisfatto delle tue scelte.

Per approfondire :

Qui un articolo interessante di Toby Lawes sugli ETF Equal Weight

Qui un piccolo riassunto del libro di Alex Shahid : Risk Parity

Qui un articolo sulla teoria di Markovitz

Dividends on Sunday Night

Ieri sera, mentre ero sul divano a guardare Roma-Napoli e nel frattempo scorrevo su Twitter, pardon, X (o forse si chiama ReX ora?), mi sono imbattuto in un retweet di Meb Faber. L’immagine condivisa proveniva dalla pagina HonestMath.com e, essendo estremamente chiara ed efficace, ho deciso di scriverci un post per approfondire il concetto.

Se c’è un tema che affascina chiunque si avvicini agli investimenti, è quello dei dividendi. L’idea di possedere azioni e ricevere periodicamente una somma di denaro solo per il fatto di essere azionista suona quasi troppo bello per essere vero. Ma i dividendi creano davvero valore o sono semplicemente un trasferimento di denaro da una tasca all’altra?

L’immagine di HonestMath.com spiega in modo visivo un concetto spesso frainteso dagli investitori:

  • Prima del pagamento del dividendo: l’intero valore dell’investimento è rappresentato dal titolo azionario.
  • Dopo il pagamento del dividendo: il valore del titolo si riduce di un importo pari al dividendo distribuito, mentre l’investitore riceve una somma in denaro.

Il messaggio è chiaro: il pagamento di un dividendo non genera nuova ricchezza. Si tratta semplicemente di una redistribuzione del valore del titolo.

Cos’è un dividendo?

Un dividendo è una distribuzione di profitti che un’azienda paga ai suoi azionisti. Alcune aziende scelgono di pagare dividendi regolari (come Coca-Cola o Unilever), mentre altre preferiscono reinvestire i guadagni per crescere (come Amazon o Google). Ma indipendentemente da come vengono gestiti gli utili, il concetto chiave è che il valore complessivo dell’investimento non cambia con il pagamento del dividendo.

Il mito della ricchezza creata dai dividendi

Molti investitori credono che i dividendi rappresentino una “entrata extra” e che le aziende che li pagano siano automaticamente più redditizie. In realtà, il giorno in cui un’azione stacca il dividendo, il suo prezzo si riduce automaticamente dello stesso importo. Se un’azione vale 100 euro e paga un dividendo di 5 euro, il giorno dopo lo stacco del dividendo il prezzo dell’azione sarà 95 euro. Niente magia, solo redistribuzione.

Dividendi e tasse: un aspetto da considerare

Uno dei problemi dei dividendi è che sono tassati. In Italia, i dividendi subiscono un’imposta del 26%. Questo significa che, se ricevi 1.000 euro di dividendi, ne restano solo 740 dopo le tasse. Al contrario, se un’azienda reinveste i profitti, l’investitore beneficia di una crescita del valore dell’azione senza pagare immediatamente tasse.

Inoltre, molte nazioni applicano la doppia tassazione sui dividendi. Questo significa che gli utili aziendali vengono prima tassati a livello societario e poi nuovamente tassati quando vengono distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Questo sistema può ridurre significativamente il rendimento netto per gli investitori, rendendo più conveniente detenere azioni in società che reinvestono gli utili invece di distribuirli.

Dividendi vs. crescita del capitale: quale strategia scegliere?

  • Se cerchi un reddito regolare, investire in aziende che pagano dividendi può essere utile, soprattutto per i pensionati o chi vuole una rendita periodica.
  • Se vuoi massimizzare la crescita del capitale, meglio puntare su aziende che reinvestono gli utili. In questo modo, il valore delle azioni aumenta nel tempo e le imposte si pagano solo quando si vendono i titoli.

Molti investitori combinano entrambe le strategie per un portafoglio bilanciato tra crescita e flusso di cassa.

Cosa succede se reinvesti i dividendi?

Un’opzione interessante è reinvestire automaticamente i dividendi nell’acquisto di nuove azioni, attraverso i Dividend Reinvestment Plan (DRIP). Questo sfrutta la potenza dell’interesse composto. Se possiedi 100 azioni di un’azienda che paga un dividendo del 4% e reinvesti i dividendi, l’anno successivo avrai 104 azioni, e così via. Nel lungo termine, questo genera una crescita esponenziale del capitale.

I dividendi sono sempre sicuri?

No. Un’azienda può ridurre o eliminare il dividendo in qualsiasi momento se attraversa difficoltà finanziarie. General Electric, ad esempio, era famosa per i suoi dividendi elevati, ma nel 2018 li ha drasticamente ridotti. Disney ha sospeso i dividendi nel 2020 per preservare liquidità durante la pandemia. Per questo è importante scegliere aziende con una storia di dividendi sostenibili, invece di inseguire rendimenti elevati senza valutare i rischi.

L’immagine di HonestMath.com ci aiuta a comprendere una verità essenziale: i dividendi non creano nuova ricchezza, ma redistribuiscono il valore dell’azione sotto forma di denaro liquido. Se il tuo obiettivo è un reddito regolare, i dividendi possono essere una buona strategia. Se invece vuoi massimizzare la crescita del capitale, meglio puntare su aziende che reinvestono gli utili per far crescere il valore delle azioni nel tempo. Alla fine, la strategia migliore è sempre quella che si adatta ai tuoi obiettivi finanziari personali. 😉

Qui la loro pagina X dal quale ho preso l’immagine

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Autore post : Alessandro Saldutti 

Persona 1: “Voglio investire in un ETF sull’MSCI World.”

Persona 2: “No, meglio l’MSCI ACWI. Include anche i mercati emergenti.”

Persona 3: “Sì, ma senza Small Cap? L’MSCI ACWI IMI è il più completo.”

Persona 1: 😵‍💫

Considerazioni valide, su cui ogni giorno vedo tante persone arrovellarsi. 

Ma quello che conta di più? Avere capitale investito. Prendere parte al motore economico.

Diversificazione. Costi bassi. Orizzonte lungo. E una strategia che puoi mantenere anche nei momenti di turbolenza.

Dal 2000 a oggi:

– MSCI World: +300%

– MSCI ACWI: +289%

– MSCI ACWI IMI: +290%

Nel tempo qualsiasi scelta, purché informata, è meglio di nessuna scelta.

(Tra un po lo saprò dire anche in ostrogoto, ma bene ricordare che le performance passate non garantiscono risultati futuri!)

per chi fosse interessato Qui il post originale .

Berkshire Hathaway: Da Fabbrica Tessile in Declino a Impero Finanziario Globale

La Nascita di Berkshire Hathaway: Dalle Stoffe ai Miliardi

Se oggi dici “Berkshire Hathaway,” la prima immagine che ti viene in mente potrebbe essere quella di Warren Buffett, uno degli investitori più iconici della storia. Ma Berkshire Hathaway non è nata come un impero finanziario. No, il viaggio di questa azienda inizia in un modo molto meno scintillante: nell’industria tessile.

Prepara una tazza di caffè (o tè, se preferisci) e immergiamoci nella storia di un’azienda che è passata dalle fabbriche tessili in declino a un conglomerato che controlla alcune delle aziende più grandi del mondo.

Le Origini: Tessuti, Tessuti, Tessuti

Berkshire Hathaway affonda le sue radici nel 1839, quando venne fondata la Valley Falls Company a Cumberland, Rhode Island. La società produceva tessuti e prosperava durante il boom dell’industria tessile americana. Negli anni successivi, si fuse con altre aziende tessili, dando vita a quello che sarebbe diventato Berkshire Hathaway.

Per decenni, l’azienda era sinonimo di stoffe di qualità, ma il panorama stava cambiando. Negli anni ’50 e ’60, la concorrenza internazionale iniziò a mettere sotto pressione le fabbriche americane, inclusa Berkshire Hathaway. L’azienda faticava a restare a galla.

L’Incontro con Warren Buffett

Il nome “Warren Buffett” è diventato sinonimo di Berkshire Hathaway, ma il loro primo incontro non fu esattamente amore a prima vista. Buffett scoprì Berkshire Hathaway nei primi anni ’60, quando la sua Buffett Partnership Limited (il fondo di investimento che gestiva) cercava aziende sottovalutate.

Buffett si accorse che le azioni di Berkshire Hathaway erano scambiate a un prezzo molto basso rispetto al valore dei suoi asset. Era il classico caso di un’azienda in difficoltà ma con un potenziale residuo: ciò che lui chiamava un “cigar butt”, ovvero un’azienda come un mozzicone di sigaro—magari bruciacchiato e vicino alla fine, ma che poteva ancora offrire un paio di buone boccate.

La Battaglia per il Controllo

Nel 1964, Buffett iniziò ad acquistare azioni di Berkshire Hathaway. Inizialmente, l’obiettivo era semplice: aspettare che l’azienda liquidasse i suoi asset e ottenere un profitto. Ma il rapporto tra Buffett e il management dell’epoca si deteriorò rapidamente.

Il CEO di allora, Seabury Stanton, fece un’offerta per riacquistare le azioni di Buffett a 11,50 dollari per azione, ma quando l’accordo scritto arrivò, il prezzo era stato abbassato a 11,375 dollari. Sentendosi tradito, Buffett rispose comprando ancora più azioni, fino a prendere il controllo della società nel 1965.

Ironia della sorte, Buffett avrebbe poi ammesso che comprare Berkshire Hathaway fu un errore: “Era un investimento terribile nel settore tessile, ma l’ho trasformato in qualcosa di buono.”

I Primi Anni Sotto Buffett

Quando Buffett prese il controllo, Berkshire Hathaway era in pessime condizioni. Il settore tessile continuava a declinare, ma Buffett si impegnò a mantenere l’azienda in funzione per sostenere i lavoratori e le loro famiglie. Tuttavia, si rese presto conto che il futuro non era nei tessuti, ma negli investimenti.

Il primo grande passo verso il nuovo corso arrivò con l’acquisizione di National Indemnity Company nel 1967, una compagnia di assicurazioni. Questo fu un momento cruciale. Il settore assicurativo offriva a Buffett un vantaggio unico: i premi assicurativi (o “float”) che le compagnie raccolgono prima di dover pagare i sinistri. Buffett utilizzò questi capitali per investire in aziende solide e creare ricchezza a lungo termine.

La Trasformazione in Conglomerato

Con il tempo, Buffett iniziò a usare Berkshire Hathaway come veicolo per acquistare aziende. Tra le acquisizioni più famose ci sono:

  • Geico: Buffett aveva già investito in Geico negli anni ’50, ma sotto Berkshire, l’azienda è diventata un pilastro del settore assicurativo.
  • BNSF Railway: Una delle più grandi ferrovie del Nord America.
  • Dairy Queen, See’s Candies, Fruit of the Loom: Acquisizioni più piccole ma altamente redditizie.
  • Coca-Cola: Berkshire non possiede l’intera azienda, ma è uno dei maggiori azionisti.

Oggi, Berkshire Hathaway è un conglomerato che possiede o detiene partecipazioni significative in aziende che vanno dall’assicurazione alla produzione, dall’energia ai beni di consumo.

Charlie Munger: Il Partner Strategico

Non possiamo parlare di Berkshire senza menzionare Charlie Munger, il vice presidente e partner di Buffett. Munger entrò in scena negli anni ’70 e portò una prospettiva fondamentale: smettere di cercare “cigar butts” e puntare invece su aziende di alta qualità con vantaggi competitivi duraturi.

Grazie a questa filosofia, Berkshire iniziò a investire in aziende come Coca-Cola, Apple e American Express, costruendo un portafoglio con rendimenti straordinari.

Il Modello di Business di Berkshire

Ciò che rende Berkshire unica è il suo approccio decentralizzato. Le aziende acquisite continuano a operare in modo indipendente, con i loro team di gestione. Buffett e Munger non interferiscono nella gestione quotidiana, preferendo concentrarsi sulle decisioni strategiche e sugli investimenti.

Berkshire Hathaway Oggi

Oggi, Berkshire Hathaway è una delle aziende più grandi del mondo, con una capitalizzazione di mercato che supera i 750 miliardi di dollari. Buffett e Munger, nonostante l’età avanzata, continuano a guidare la società con il loro stile inconfondibile.

La storia di Berkshire Hathaway è una storia di trasformazione, resilienza e intuizione imprenditoriale. Da un’azienda tessile in declino, è diventata un impero finanziario grazie alla visione strategica di Buffett e alla filosofia di lungo termine di Munger.

È un esempio di come si possa trasformare un investimento “sbagliato” in uno dei più grandi successi della storia economica. E, soprattutto, è una lezione per tutti noi: con pazienza, strategia e una visione chiara, è possibile creare qualcosa di straordinario.

Dal Long Term al Short Story: la vita breve di un fondo

La Caduta di Long Term Capital Management: La Lezione di Finanza che Nessuno Dovrebbe Dimenticare

Se hai mai sentito parlare di “troppo grande per fallire”, la storia di Long Term Capital Management (LTCM) ti farà riflettere. LTCM era un fondo hedge che sembrava invincibile: fondato da menti brillanti, con un track record straordinario e una strategia che prometteva guadagni stratosferici con rischi “calcolati”. Eppure, è diventato uno dei più grandi disastri finanziari della storia. Cosa è andato storto? E cosa possiamo imparare per gestire meglio i nostri soldi? Scopriamolo insieme.

Chi erano i geni dietro LTCM?

LTCM è stato fondato nel 1994 da John Meriwether, un guru di Wall Street, insieme a un gruppo di matematici, economisti e trader di alto livello. Tra di loro c’erano addirittura due premi Nobel: Robert Merton e Myron Scholes, celebri per i loro studi sulla modellizzazione dei mercati finanziari.

Con un team così, chi avrebbe dubitato del successo? Non sorprende che LTCM abbia attirato miliardi di dollari da investitori istituzionali e privati di tutto il mondo.

La strategia (e il problema) di LTCM

LTCM utilizzava una tecnica chiamata arbitraggio statistico. L’idea era semplice: identificare inefficienze nei mercati (prezzi che si muovevano “troppo” rispetto al loro valore teorico) e guadagnare su queste differenze. Per esempio:

  • Se due obbligazioni avevano prezzi divergenti ma fondamentali simili, LTCM comprava quella sottovalutata e vendeva quella sopravvalutata.
  • Una volta che i prezzi si allineavano, il fondo chiudeva le posizioni e incassava il profitto.

Sembra un piano solido, giusto? In effetti, funzionava… fino a quando non ha smesso di funzionare.

Il segreto (pericoloso) dietro i profitti

Il vero motore dei guadagni di LTCM era l’uso massiccio della leva finanziaria. Questo significa che prendevano in prestito somme enormi per moltiplicare i rendimenti delle loro operazioni. Per ogni dollaro investito dai clienti, LTCM poteva controllare fino a 30 dollari di asset.

Se tutto andava bene, i profitti erano enormi. Ma se qualcosa andava storto, le perdite si amplificavano allo stesso modo. E, nel 1998, qualcosa è andato molto storto.

Il crollo: quando la teoria incontra la realtà

Nel 1998, LTCM si trovava fortemente esposto ai mercati obbligazionari internazionali. All’improvviso:

  • La crisi finanziaria in Russia fece crollare il valore delle obbligazioni russe, uno dei pilastri delle strategie di LTCM.
  • Gli investitori globali entrarono in panico, vendendo asset rischiosi e rifugiandosi in beni sicuri come i titoli di Stato americani.

Questo movimento imprevisto distrusse le posizioni di LTCM. Le correlazioni su cui avevano basato i loro modelli saltarono, e il fondo subì perdite massicce in pochi giorni. Da un patrimonio iniziale di 4,7 miliardi di dollari, il fondo accumulò perdite superiori a 4 miliardi.

Warren Buffett e l’aneddoto memorabile

Il crollo di LTCM attirò l’attenzione di Warren Buffett, uno degli investitori più celebri al mondo. Buffett, insieme a Charlie Munger e alla Goldman Sachs, propose un piano di salvataggio per acquisire il fondo e salvarlo dal collasso.

Quando Buffett studiò la situazione, rimase scioccato dall’arroganza e dall’eccessiva fiducia dei gestori. Raccontò di aver visto le loro posizioni e aver pensato:

“Si giocavano i soldi come fossero una partita di poker con dinamite al posto delle fiches.”

Buffett si ritirò rapidamente dall’affare, lasciando che fossero altre banche, coordinate dalla Federal Reserve, a intervenire. La sua esperienza è una chiara lezione di prudenza: anche i più grandi “geni” possono sottovalutare i rischi.

Un disastro troppo grande per essere ignorato

Il problema di LTCM non riguardava solo il fondo stesso: la sua leva finanziaria lo rendeva un rischio per l’intero sistema finanziario. Se LTCM fosse fallito, avrebbe trascinato con sé banche e istituzioni che avevano prestato miliardi di dollari.

Così, la Federal Reserve intervenne, orchestrando un salvataggio. Un gruppo di banche si unì per iniettare capitale nel fondo e liquidarlo gradualmente, evitando il collasso del sistema. Ma per gli investitori di LTCM, il gioco era finito: persero quasi tutto.

Cosa possiamo imparare da LTCM?

La storia di LTCM è una lezione potente, non solo per gli investitori istituzionali, ma anche per chiunque gestisca i propri soldi. Ecco i punti chiave:

  1. Nessuna strategia è infallibile
    Anche se basata su modelli sofisticati e premi Nobel, LTCM ha dimostrato che i mercati sono imprevedibili. Non esiste un modo garantito per fare soldi senza rischi.
  2. La leva finanziaria è un’arma a doppio taglio
    Usare denaro preso in prestito per investire può moltiplicare i guadagni, ma anche le perdite. È meglio evitarla se non si ha una strategia solida e la capacità di sopportare i rischi.
  3. Diversifica sempre
    LTCM puntava tutto su alcune ipotesi di mercato. Quando queste si sono rivelate sbagliate, non avevano un piano B. Diversificare gli investimenti può proteggerti in caso di eventi imprevisti.
  4. Non farti accecare dalla fama
    Anche se un fondo o un esperto sembra incredibilmente competente, non fidarti ciecamente. Fai sempre le tue ricerche e capisci dove stai mettendo i tuoi soldi.