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Best Investment Portfolios – 150+ Portfolios Better Than Yours

Come Progettare il Portafoglio d’Investimento Perfetto

Man mano che gli investitori passano dalla fase “infantile” a quella adolescenziale, molti sembrano ossessionati dall’idea di creare il portafoglio perfetto. Hanno imparato l’importanza del buy and hold, dei costi ridotti e degli investimenti passivi rispetto a quelli attivi. Scoprono la frontiera efficiente e cercano di posizionarvisi, senza capire che questa può essere definita solo retrospettivamente.

Iniziano a esplorare vari portafogli, con pro e contro, in una ricerca infinita della strategia migliore. Anche alcuni consulenti finanziari cadono in questa trappola, creando portafogli personalizzati, copiando modelli altrui o pagando per usarne di predefiniti. A volte, li vedo persino tenere segrete le loro allocazioni, come se fossero magicamente superiori.

La verità è che nessuno sa quale portafoglio avrà i migliori rendimenti futuri. Puoi modificare tutti i parametri che vuoi: più o meno diversificazione, fattori di rischio aggiuntivi, costi bassi vs. rischi maggiori, pesi diversi tra asset… Ha importanza? Assolutamente sì. Basta guardare il Madsinger’s Monthly Report, dove un utente di Bogleheads monitora da un decennio i rendimenti di una dozzina di portafogli bilanciati. Ma non è una differenza abissale: negli ultimi 15 anni, nessun portafoglio diversificato ha superato un altro (con rischio simile) di più dell’1-2% annuo.

Quell’1-2% conta, specie sul lungo periodo, ma ricorda: il vantaggio di un portafoglio complesso rispetto a uno semplice può essere annullato da commissioni, errori comportamentali o una gestione fiscale inefficace.

Scegli un Portafoglio e Restaci Fedele

Il mio consiglio è: scegli un portafoglio coerente con i tuoi obiettivi e mantienilo per decenni. Prima o poi, ogni strategia avrà il suo momento di gloria. L’importante è non cambiare continuamente in base alle mode. Sarebbe come guidare guardando lo specchietto retrovisore o, come dice il Dr. Bernstein, “pattinare verso dove era il disco”.

Anch’io ho seguito questo percorso: ho creato il mio portafoglio (vedi i Portafogli 150 e 200) in base alla mia tolleranza al rischio, aggiungendo alcune classi di asset e escludendone altre. Ma non pretendo che sia il migliore in assoluto. Nessuno, me incluso, può saperlo.

Esempi di Portafogli d’Investimento

Ecco alcuni portafogli che puoi usare (o modificare). Userò fondi Vanguard come riferimento, ma è possibile replicarli con ETF o fondi di Fidelity, Schwab o iShares.

Portafoglio 1: Portafoglio S&P 500

  • 100% Vanguard S&P 500 Index Fund

Non ridere: conosco una coppia di medici che investe solo in questo fondo. A 7 anni dalla specializzazione, hanno un patrimonio di 1-2 milioni di dollari. [Oggi, nel 2020, sono sicuro che siano finanziariamente indipendenti.] La loro strategia è semplice, a basso costo e diversificata su 500 aziende.

Portafoglio 2: Portafoglio Total Stock Market

  • 100% Vanguard Total Stock Market Index Fund

Un passo avanti rispetto all’S&P 500: stessa spesa, ma oltre 5000 azioni.

Portafoglio 3: Portafoglio Total World Stock Market

  • 100% Vanguard Total World Index Fund

Esposizione globale al 100% azionario. Costo leggermente più alto (10 punti base), ma puoi replicarlo a costo inferiore con fondi singoli.

Portafogli 4-5: Fondo Bilanciato

  • 100% Vanguard Balanced Index Fund

60% azioni USA, 40% obbligazioni USA, a 7 punti base. In alternativa, per chi è in aliquota fiscale elevata: Tax-Managed Balanced Fund (50/50 azioni-municipal bonds).

Portafogli 6-9: LifeStrategy Moderate Growth

  • 100% Vanguard LifeStrategy Moderate Growth Fund

Un fondo di fondi con allocazione 60/40 (azioni/obbligazioni), costo 13 punti base. Versioni più aggressive o conservative disponibili.

Portafogli 10-21: Target Retirement 2030

  • 100% Vanguard Target Retirement 2030 Fund

Allocazione dinamica che diventa più conservativa con l’avvicinarsi della data target. Dal 2020, include anche TIPS a breve termine.

Portafogli 22-25: Portafoglio a Due Fondi

  • 50% Vanguard Total Stock Market
  • 50% Vanguard Total Bond Market

Costo: 4,5 punti base. Puoi personalizzare il rapporto azioni/obbligazioni o aggiungere componenti internazionali.

Portafoglio 26: Portafoglio a Tre Fondi

  • 1/3 Vanguard Total Stock Market
  • 1/3 Vanguard Total International Stock Market
  • 1/3 Vanguard Total Bond Market

Preferito dai Bogleheads, offre diversificazione globale a costo ultra-ridotto.

Portafogli 27-35: Tre Fondi + Uno

Esempio:

  • 30% Total Stock Market
  • 30% Total International
  • 10% REIT
  • 30% Total Bond Market

Chi vuole una “pseudo-diversificazione” aggiunge REIT, small value, TIPS o altri asset.

Portafoglio 36-37: Four Corners

  • 25% Growth Index
  • 25% Value Index
  • 25% Small Growth
  • 25% Small Value

Una strategia “slice and dice” per sfruttare i fattori crescita/valore.

Portafoglio 38: The Coffee House Portfolio

  • 10% S&P 500
  • 10% Value Index
  • 10% Small Cap
  • 10% Small Value
  • 10% REIT
  • 10% Total International
  • 40% Total Bond Market

Popolare tra gli investitori “fai-da-te”, con un tilt su REIT e small cap.

Portafogli 39-48: The Couch Potato Portfolio

  • 50% Total Stock Market
  • 50% TIPS

Scott Burns propone 9 varianti, dal bilanciato semplice a portafogli più complessi.

Portafogli 49-58: The Ultimate Buy and Hold

10 asset class azionari + 1 obbligazionario. Complesso da ribilanciare, ma diversificato.

Portafoglio 59: Talmud Portfolio

  • 1/3 Total Stock Market
  • 1/3 REIT
  • 1/3 Total Bond Market

Ispirato all’antico testo ebraico: un terzo in azioni, un terzo in immobiliare, un terzo in liquidità.

Portafoglio 60: Permanent Portfolio

  • 25% Azioni
  • 25% Treasury a lungo
  • 25% Oro
  • 25% Liquidità

Progettato da Harry Browne per resistere a tutti i cicli economici. Performance recenti deludenti.

Portafogli 61-84: Modelli FPL

Portafogli complessi con fondi DFA, tilt su fattori e costi elevati.

Portafogli 85-108: Sensible IRA Portfolio #4

  • 33% Azioni USA
  • 15% Internazionali
  • 6% Emergenti
  • 6% REIT
  • 40% Obbligazioni

Modello di Darrell Armuth, ora non più pubblicamente disponibile.

Portafogli 109-131: Sheltered Sam 60/40

Portafoglio dettagliato di William Bernstein con tilt su small value, REIT e TIPS.

Portafoglio 132: Aronson Family Taxable Portfolio

Mix complesso con tilt su small cap, emergenti e obbligazioni high yield. Performance inferiori al Balanced Index.

Portafoglio 133: Warren Buffett Portfolio

  • 100% Berkshire Hathaway

Scommessa su un singolo titolo. Rendimenti storici del 9,5% annuo.

Portafoglio 134: Unconventional Success

  • 30% Total Stock Market
  • 20% REIT
  • 15% Developed Markets
  • 5% Emergenti
  • 15% Treasury
  • 15% TIPS

Proposto da David Swensen, con forte esposizione immobiliare.

Portafogli 135-137: Wellesley Income

  • 100% Vanguard Wellesley Income Fund

Fondo attivo bilanciato (35/65) con storico solido, ma rendimenti attesi bassi in era di tassi ridotti.

Portafogli 138-146: Advanced Second Grader

Esempio:

  • 54% Total Stock Market
  • 27% Total International
  • 6% REIT
  • 3% Metalli
  • 10% Total Bond Market

Strategia di Allan Roth per “battere Wall Street” con semplicità.

Portafogli 147-150: Dan Wiener Income

Portafogli attivi a costo moderato con performance decenti, grazie alla selezione di fondi Vanguard low-cost.

Portafoglio 151: Larry Portfolio

  • 32% Small Value
  • 68% Treasury a 1 anno

Estremo tilt su small value e obbligazioni sicure, secondo Larry Swedroe.

Portafogli 152-165: Rick Ferri Multi-Asset

Portafoglio complesso con 14 asset class, tilt su small cap e obbligazioni globali.

Portafoglio 166: Frank Armstrong’s Ideal Index

Tilt su value e small cap, con 30% obbligazioni a breve.

Portafoglio 167: 7/12 Portfolio

12 fondi in 7 asset class, ugualmente ponderati. Strategia accademica di Craig Israelsen.

Portafoglio 168: Il Portafoglio dei Miei Genitori

50/50 con tilt su REIT e TIPS. Performance del 7% annuo negli ultimi 15 anni.

Portafoglio 169: White Coat Investor 2014

60% azioni (con tilt small/value), 20% obbligazioni, 20% immobiliare e prestiti P2P.

Portafogli 170-173: Core-4 di Rick Ferri

Variante del portafoglio a tre fondi + REIT, con allocazioni dal 80/20 al 20/80.

Portafoglio 174: Golden Butterfly

Mix di azioni, bond, oro e small value. Promette bassa volatilità, ma performance inferiori al Total Stock Market.

Portafoglio 175: All Weather

30% azioni, 55% obbligazioni, 15% commodity/oro. Creato da Ray Dalio per resistere a tutti i cicli.

Portafogli 176-178: Kiplinger Portfolios

Portafogli attivi con fondi come Dodge & Cox e Parnassus. Performance retrospettive ottime, ma costi elevati.

Portafogli 179-183: Modelli Fidelity

Portafogli bilanciati con fondi indicizzati, leggermente complessi ma low-cost.

Portafogli 184-188: Betterment

Roboadvisor con tilt su value, small cap e obbligazioni sicure.

Portafogli 189-197: SoFi

Portafogli moderati con esposizione a bond emergenti e high yield.

Portafoglio 198: Physician on FIRE

60% azioni (tilt small/value), 22,5% internazionali, 7,5% REIT, 10% bond. Aggressivo per un pensionato.

Portafoglio 199: Physician Philosopher

45% large cap, 40% mid/small cap, 15% internazionali. Semplice e aggressivo.

Portafoglio 200: Nuovo White Coat Investor

60% azioni (2/3 USA, 1/3 internazionali), 20% obbligazioni, 20% immobiliare (privato e fondi).

Conclusione

Un buon portafoglio è diversificato, a basso costo, passivo, ribilanciato regolarmente e coerente con la tua tolleranza al rischio. Tutti i portafogli qui elencati (tranne quelli Kiplinger) rispettano questi principi. Scegline uno o creane uno tuo, ma non cercare la perfezione. Come disse il generale prussiano Karl Von Clausewitz: “Il nemico di un buon piano è il sogno di un piano perfetto”.

Articolo originale di The White Coat Investor : https://www.whitecoatinvestor.com/150-portfolios-better-than-yours/

Safety First Criteria: La Finanza Personale con il Paracadute!

Quando si parla di finanza personale, la parola “rischio” tende a farci venire un piccolo brivido lungo la schiena. Immagina: investi i tuoi sudati risparmi in un fondo, e un improvviso crollo del mercato ti lascia a bocca aperta, guardando il tuo saldo con occhi increduli. Ecco perché entra in scena un concetto tanto affascinante quanto utile: il Safety First Criteria.

In questo articolo, vedremo cosa significa, come funziona, e perché dovresti tenerlo a mente quando prendi decisioni finanziarie, il tutto con un pizzico di leggerezza. Pronto? Allacciamo le cinture di sicurezza e partiamo!

Cos’è il Safety First Criteria (e perché dovrebbe interessarti)?

Il Safety First Criteria è un approccio alla gestione del rischio che potremmo tradurre con “metti la sicurezza al primo posto”. L’idea è semplice: quando prendi decisioni finanziarie, devi assicurarti che le tue scelte abbiano un rischio contenuto e che ti garantiscano almeno un rendimento minimo accettabile, anche nei momenti difficili.

Immagina di essere su un trampolino in una piscina. Certo, potresti tuffarti con un triplo salto mortale (e magari fare una figuraccia), oppure potresti semplicemente saltare con sicurezza per atterrare bene e senza drammi. Il Safety First Criteria è proprio questo: scegliere il tuffo che riduce al minimo la probabilità di finire male, garantendoti almeno il livello d’acqua giusto per non farti male.

La Formula del Safety First Criteria

Niente paura, non serve essere un genio della matematica per capirlo! Ecco come funziona:

Dove:

  • S è l’indice di sicurezza. Più è alto, meglio è.
  • E(R) è il rendimento atteso dell’investimento.
  • MAR è il rendimento minimo accettabile (Minimum Acceptable Return).
  • è la deviazione standard, ovvero la misura della volatilita’ dell’investimento (quanto è ballerino!).

Più il risultato è alto, più sei al sicuro. In pratica, è come chiedersi: “Quanto margine ho tra il rendimento che voglio e quello che rischio di perdere?”.

Safety First Criteria nella Vita Reale

Ora che hai un’idea generale di cosa sia, vediamo come si applica alla vita di tutti i giorni. Spesso, quando pensiamo agli investimenti, ci lasciamo attrarre da rendimenti stellari. Ma fermiamoci un attimo: è davvero necessario rischiare tutto per un potenziale guadagno più alto? Qui il Safety First Criteria ti viene in soccorso.

1. Costruire un Fondo di Emergenza

Un esempio classico: il fondo di emergenza. Supponiamo che tu voglia mettere da parte dei soldi per far fronte a spese impreviste. Il Safety First Criteria ti suggerirebbe di scegliere strumenti finanziari a basso rischio, come un conto di risparmio o un fondo monetario, invece di piazzarli tutti in azioni rischiose. Perché? Perché il tuo obiettivo è garantire sicurezza, non massimizzare i guadagni.

2. Pianificazione della Pensione

Stai pensando al futuro? Bene, è qui che il Safety First Criteria brilla. Supponiamo che tu stia costruendo un portafoglio per la pensione. Sicuramente vuoi far crescere il tuo capitale, ma è fondamentale che i tuoi investimenti non scendano sotto un certo livello, specialmente man mano che ti avvicini all’età pensionabile. Bilanciare asset più rischiosi con quelli stabili, come obbligazioni o fondi indicizzati, è un modo per mettere la “sicurezza al primo posto”.

3. Comprare una Casa

Se stai accumulando soldi per il primo acconto sulla tua casa, è il momento di pensare al Safety First Criteria. Invece di investire quei risparmi in criptovalute o startup super rischiose, potresti scegliere strumenti più sicuri, che ti diano una crescita lenta ma costante.

Perché il Safety First Criteria è Importante per te?

Chiariamo una cosa: il Safety First Criteria non significa essere paranoici o conservatori al punto da mettere tutti i soldi sotto il materasso. Significa semplicemente fare scelte ponderate, con una visione chiara dei rischi e delle ricompense.

Ecco alcuni motivi per cui è un concetto chiave:

  1. Ti Aiuta a Dormire Meglio Sappiamo tutti che lo stress finanziario può togliere il sonno. Il Safety First Criteria ti dà la tranquillità di sapere che i tuoi investimenti sono protetti da perdite catastrofiche.
  2. Ti Prepara agli Imprevisti La vita è piena di sorprese, e non tutte sono piacevoli. Un approccio prudente ti permette di affrontare crisi economiche, emergenze sanitarie o improvvisi cali di reddito senza andare nel panico.
  3. Ti Mantiene Focalizzato sui Tuoi Obiettivi È facile farsi distrarre da mode o opportunità apparentemente incredibili. Con il Safety First Criteria, rimani concentrato su ciò che conta davvero: raggiungere i tuoi obiettivi finanziari senza mettere a rischio tutto.

Come Adottare il Safety First Criteria nella Tua Finanza Personale

Adesso che hai capito cos’è, vediamo come applicarlo nella tua vita quotidiana. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

1. Definisci il Tuo MAR (Rendimento Minimo Accettabile)

Qual è il livello minimo di rendimento che desideri ottenere dai tuoi investimenti? Ad esempio, se stai investendo per la pensione, potresti decidere che un rendimento annuo del 3% è il minimo accettabile.

2. Valuta il Rischio degli Investimenti

Ogni investimento ha un certo grado di rischio. Le azioni, ad esempio, tendono ad essere più volatili rispetto alle obbligazioni. Analizza la deviazione standard (ùsigma) per capire quanto possa variare il rendimento.

3. Diversifica il Tuo Portafoglio

Mai mettere tutte le uova nello stesso paniere! La diversificazione è un modo semplice per ridurre il rischio complessivo.

4. Controlla Regolarmente i Tuoi Investimenti

Non basta impostare un portafoglio e dimenticarsene. Controlla periodicamente i tuoi investimenti per assicurarti che siano ancora in linea con i tuoi obiettivi.

Safety First, ma con un Occhio al Futuro

È importante notare che il Safety First Criteria non è un dogma. Se sei giovane, con un lungo orizzonte temporale e una maggiore tolleranza al rischio, puoi permetterti di essere un po’ più aggressivo nei tuoi investimenti. Ma man mano che ti avvicini a obiettivi a breve termine o che la tua situazione cambia, è una buona idea rivedere il tuo approccio e adottare una strategia più prudente.

Divertirsi senza Perdere la Bussola

La finanza personale è come un viaggio: ci sono momenti per accelerare e momenti per frenare. Il Safety First Criteria è il tuo paracadute finanziario, un sistema che ti permette di affrontare le incognite con maggiore serenità.

Quindi, la prossima volta che ti trovi davanti a una decisione finanziaria importante, fermati un attimo e chiediti: “Sto mettendo la sicurezza al primo posto?”. Non è solo una questione di numeri, ma di equilibrio e, soprattutto, di pace mentale. E ricordati: anche la prudenza, a volte, può essere incredibilmente soddisfacente!

Thanks for reading !! 

Andrea

“I Cannibali di Wall Street: La Lezione di Charlie Munger sul Buyback Azionario”

Se pensavi che Wall Street fosse popolata solo da squali e orsi, preparati a conoscere un’altra specie: i cannibali. No, non parliamo di un film horror finanziario, ma di un concetto che Charlie Munger, il leggendario investitore e braccio destro di Warren Buffett, amava citare: le aziende “cannibali”.

Ma cosa significa esattamente? E perché Munger credeva che fossero una scelta intelligente per gli investitori? Oggi esploreremo il mondo delle aziende che riacquistano le proprie azioni e capiremo perché potrebbero essere un’ottima aggiunta a un portafoglio ben costruito.

Cosa Sono le Aziende “Cannibali”?

Nel gergo finanziario di Munger, un’azienda cannibale è una società che utilizza una parte significativa dei propri profitti per riacquistare le proprie azioni sul mercato. Questo processo, noto come buyback azionario, riduce il numero di azioni in circolazione, aumentando automaticamente la quota di proprietà di ciascun azionista.

Se possiedi 100 azioni di un’azienda con un milione di azioni totali, la tua quota è dello 0,01%. Se l’azienda riacquista 500.000 azioni e tu non vendi le tue, la tua quota raddoppia senza che tu debba fare nulla. Magia? No, solo matematica finanziaria.

Perché Charlie Munger Amava i Cannibali?

Munger, con la sua tipica franchezza, suggeriva agli investitori di “guardare ai cannibali”, perché queste aziende tendono a creare valore per gli azionisti senza bisogno di crescita esplosiva o acquisizioni costose. Ecco perché:

  1. Aumento degli utili per azione (EPS)
    Quando ci sono meno azioni in circolazione, gli utili della società vengono suddivisi su un numero minore di quote, facendo salire l’EPS, un parametro spesso usato per valutare la redditività aziendale.
  2. Maggior controllo per gli azionisti fedeli
    Se una società riduce il numero di azioni disponibili e tu non vendi, possiedi automaticamente una fetta più grande della torta.
  3. Effetto psicologico positivo sul mercato
    Un buyback massiccio è spesso interpretato come un segnale di fiducia da parte del management: se l’azienda riacquista le proprie azioni, significa che le considera sottovalutate.
  4. Uso efficiente della liquidità
    Invece di accumulare denaro o investirlo in progetti rischiosi, le aziende cannibali lo usano per premiare gli azionisti.

Ma Non Tutti i Buyback Sono Buoni

Se fosse così semplice, basterebbe comprare azioni di aziende che fanno buyback e vivere felici. Purtroppo, non tutte le operazioni di riacquisto sono sagge. Ecco alcuni segnali di pericolo da tenere d’occhio:

  • Acquisti a prezzi gonfiati: Se un’azienda riacquista le proprie azioni quando il loro prezzo è alle stelle, non sta creando valore, ma semplicemente bruciando cassa.
  • Debito eccessivo per finanziare i buyback: Se un’azienda prende in prestito denaro per riacquistare azioni, potrebbe trovarsi in difficoltà in caso di crisi economica.
  • Utilizzo per mascherare problemi interni: Alcune aziende usano il buyback per migliorare artificialmente i propri numeri e nascondere debolezze operative.

Munger e Buffett hanno sempre sottolineato che i buyback sono vantaggiosi solo quando le azioni sono sottovalutate e l’azienda ha una posizione finanziaria solida.

Alcuni Esempi di Aziende Cannibali

Ci sono state molte aziende nel corso degli anni che hanno usato i buyback in modo efficace. Ecco alcune delle più celebri:

  1. Apple (AAPL)
    Apple è uno dei più grandi esempi moderni di azienda cannibale. Negli ultimi anni ha speso centinaia di miliardi di dollari per riacquistare le proprie azioni, aumentando il valore per gli azionisti e migliorando la performance dell’EPS.
  2. Berkshire Hathaway (BRK.A, BRK.B)
    Buffett e Munger non sono mai stati grandi fan dei buyback… fino a quando hanno trovato l’opportunità giusta. Negli ultimi anni, anche Berkshire ha iniziato a riacquistare le proprie azioni quando riteneva il prezzo vantaggioso.
  3. McDonald’s (MCD)
    Anche la catena di fast food ha usato i buyback come strumento per restituire valore agli azionisti, combinandoli con dividendi consistenti.
  4. Nike (NKE)
    La società ha spesso utilizzato i riacquisti per sostenere il prezzo delle azioni e aumentare il valore per gli investitori a lungo termine.

Come Identificare una Buona Azienda Cannibale

Se vuoi seguire la strategia di Munger e “guardare ai cannibali”, ecco alcuni passaggi per identificare le migliori aziende:

  1. Controlla il rapporto tra buyback e prezzo dell’azione
    L’azienda sta riacquistando azioni a prezzi ragionevoli o lo fa quando il titolo è già sopravvalutato?
  2. Valuta il bilancio aziendale
    Ha abbastanza liquidità per permettersi il buyback senza compromettere le operazioni?
  3. Osserva la storia dei buyback
    L’azienda ha una politica coerente di riacquisto o lo fa in modo irregolare?
  4. Guarda gli utili per azione (EPS)
    I buyback stanno realmente contribuendo alla crescita dell’EPS nel tempo?
  5. Analizza il comportamento del management
    I dirigenti stanno vendendo le proprie azioni mentre l’azienda le riacquista? Questo potrebbe essere un segnale di allarme.

Conclusione: I Cannibali Sono i Tuoi Amici (Se Sai Quali Scegliere)

Charlie Munger non ha mai amato complicare le cose inutilmente. La sua filosofia era semplice: se trovi un’azienda che fa buyback in modo intelligente e disciplinato, potresti avere tra le mani una miniera d’oro.

Ovviamente, non tutti i buyback sono uguali, e investire in aziende cannibali richiede un’analisi approfondita. Ma se riesci a individuare quelle che sanno fare questa operazione con saggezza, potresti ottenere ottimi risultati nel lungo periodo.

Quindi, la prossima volta che analizzi un’azienda, chiediti: sta crescendo in modo organico o sta semplicemente divorando sé stessa per renderti più ricco? In fondo, come diceva Munger, “guardare ai cannibali” potrebbe essere una delle mosse più intelligenti che puoi fare per il tuo portafoglio.

Skydiving without a parachute

When bonds can’t save your portfolio

Non ho mai fatto paracadutismo.
Non faccio parte di quell’1% di americani che hanno deciso volontariamente di lanciarsi da un aereo a 3.000 metri d’altezza per cercare adrenalina, vincere una scommessa o scattare un epico selfie a mezz’aria. Se qualcuno mi proponesse di farlo con un istruttore esperto e mi offrisse qualche shot di tequila, potrei prenderlo in considerazione.

Forse. Non lo so. Chiedimelo quando sono sulla porta dell’aereo.

Ma quando penso all’esperienza più spaventosa e adrenalinica in assoluto, il paracadutismo è sempre la prima cosa che mi viene in mente. Eppure, solo nel 2023, gli americani si sono lanciati in paracadute quasi quattro milioni di volte.

Cosa ci spinge a buttarci fuori da un aereo in volo? Il paracadute. Quella grande distesa di nylon che crea resistenza nell’aria, rallenta la caduta e ti permette di planare dolcemente verso il suolo. Senza paracadute, il paracadutismo sarebbe un suicidio, non uno sport ricreativo.

Ci lanciamo sapendo che, se qualcosa va storto, potremmo perdere tutto. Ma lo facciamo perché desideriamo quello che c’è dall’altra parte: gloria, vanto, adrenalina. E perché sappiamo di essere protetti da esiti catastrofici.

Investire in azioni non è rischioso quanto il paracadutismo, ma si potrebbe dire che i titoli di Stato a lungo termine sono l’equivalente di un paracadute per un portafoglio finanziario.

Le persone ti consigliano di comprare titoli di Stato a lungo termine (Treasuries) perché spesso si muovono in direzione opposta ai prezzi delle azioni, specialmente nei momenti di turbolenza.

Tuttavia, questa convinzione è stata recentemente messa alla prova. I “paracadute” dei bond non si sono aperti come al solito, mentre ci addentriamo sempre di più in un’era di speculazione alimentata dalla politica.

E ultimamente, questi paracadute hanno lasciato i portafogli in una spirale discendente spaventosa.

Per capire meglio, bisogna prima sapere cosa sono i bond.
Ecco un’introduzione, in particolare sui titoli di Stato americani (Treasury bond).
Salta questa parte se già lo sai.
Il debito pubblico (o Treasuries) è un tipo di investimento che di solito non consideri fino a quando non diventa importante. Si tratta di semplici accordi di (I owe you) emessi dal governo statunitense, che possono avere una durata che varia da un mese a 30 anni. I bond, in questo contesto, rappresentano tutti quei titoli del Tesoro che maturano in 10 anni o più.
Nessun trader in cerca di adrenalina si butterebbe mai sui Treasuries, ma molte persone non comprano bond per il brivido. Lo fanno per la stabilità. La prevedibilità. Un rifugio dal caos, offerto da uno degli investimenti più sicuri che si possano fare al giorno d’oggi. Del resto, lo Zio Sam ha sempre ripagato tutti i suoi creditori.
I Treasuries, come qualsiasi altro debito, prevedono un pagamento di cedole ai loro generosi finanziatori. Nel caso dei bond governativi, il rendimento riflette le aspettative di crescita e inflazione dell’economia statunitense. E, cosa importante, i rendimenti si muovono in direzione opposta rispetto ai prezzi dei bond.
Riassumendo: i titoli di Stato sono considerati un classico paracadute per i portafogli perché sono praticamente privi di rischio. Ricevi pagamenti d’interesse prestando soldi allo Zio Sam, e il valore di mercato del tuo bond può aumentare o diminuire nel tempo.
Tutto chiaro? Bene, andiamo avanti.

Per decenni, i prezzi dei bond hanno seguito una formula piuttosto semplice.

Quando le persone temono una debolezza economica, comprano bond e vendono azioni. Quando l’economia è forte, vendono bond e comprano azioni.

Oggi? Non proprio.

I prezzi dei bond sono crollati negli ultimi mesi, spingendo i rendimenti ai livelli più alti degli ultimi 17 anni.

Ma questo non è esattamente il risultato di una prospettiva economica improvvisamente spettacolare. Dall’inizio di dicembre, circa il 70% dell’aumento del rendimento decennale è stato attribuito alla categoria “altro”, ovvero a forze insolite come preoccupazioni per problemi strutturali a lungo termine (come il debito pubblico), il momentum tecnico o semplicemente la mancanza di acquirenti.

Gli esperti di Wall Street chiamano questa categoria eterogenea di cause “term premium”. Al momento, il term premium incorporato nei rendimenti è al livello più alto dal 2015, secondo i ricercatori della Federal Reserve.

In un certo senso, tutto ciò ha senso. Le conversazioni sono passate da preoccupazioni per un mercato del lavoro debole a discussioni sui dazi e sui 36 trilioni di dollari di debito pubblico americano. Inflazione e occupazione sono ancora importanti, ma le priorità sono cambiate.

Questo non è particolarmente insolito. Ogni mercato è un intreccio di opinioni. A volte alcune opinioni diventano più forti, e bisogna ascoltarle più attentamente per cogliere gli indizi giusti.

Su Wall Street, il term premium è perlopiù un argomento tecnico per esperti di bond.

Ma qui parliamo del tuo paracadute. Merita più di semplici teorie di mercato e supposizioni.

Quando le azioni crollano perché la fiducia nell’economia diminuisce, ci aspettiamo che i Treasuries ci salvino. Ma cosa succede se i rendimenti dei bond sono influenzati da tutto tranne che dalle notizie economiche? Possiamo ancora aspettarci che il paracadute si apra correttamente?

Forse no.

Prendiamo, per esempio, il crollo del 3% dell’S&P 500 del 18 dicembre, dopo che la Federal Reserve – quel gruppo di nerd della politica monetaria – ha annunciato che i tagli dei tassi potrebbero finire presto.

Se sei andato nel panico, non sei stato l’unico. Calate del 3% in un solo giorno non sono proprio la norma. Negli ultimi trent’anni, sono avvenute in meno del 2% delle giornate di mercato. Non sarà adrenalinico come il paracadutismo, ma hai capito l’idea. In giornate del genere, ogni ribasso può fare la differenza tra mantenere la calma e correre ai ripari.

E anche i nostri paracadute non si sono aperti. I prezzi dei Treasuries sono scesi dello 0,6% quel giorno, portando a un calo complessivo del 3,5% in un portafoglio equamente bilanciato tra azioni e bond.

Stessa storia venerdì scorso. Il report sui posti di lavoro di dicembre ha mostrato un mercato forte e un calo della disoccupazione. Ottime notizie! Eppure l’S&P 500 è sceso dell’1,5%, mentre i Treasuries sono calati dello 0,5%.

Cosa puoi fare, quindi? Smettere di investire o di assumerti rischi? No. Non si può rinunciare completamente al rischio.

Per ora, stai più attento a come reagisci ai movimenti quotidiani. Valuta l’idea di avere un paracadute di riserva per il tuo portafoglio, come debito a breve termine o liquidità.

Non è tutto negativo. Approfitta degli alti rendimenti. Pianifica bene. E ricorda: non sempre puoi fare affidamento sul tuo portafoglio per salvarti. I fondi d’emergenza sono essenziali e obiettivi chiari sono il tuo vero salvagente.

Grazie per aver letto!

Callie

Articolo Originale di Callie Cox : https://www.optimisticallie.com/p/skydiving-without-a-parachute

Forget MAGA, Investors Want MEGA: Make Europe Great Again

La vittoria elettorale di Donald Trump è stata inizialmente percepita come il canto del cigno per gli asset europei, da tempo in difficoltà. Tuttavia, gli investitori ora scommettono che potrebbe rivelarsi esattamente il contrario.

Dal 2008, le azioni europee hanno quasi costantemente sottoperformato rispetto a quelle statunitensi. Negli ultimi anni, il boom dell’intelligenza artificiale ha favorito i giganti tecnologici americani e cinesi, la guerra in Ucraina ha fatto schizzare i costi energetici in Europa e la transizione verso le auto elettriche ha lasciato indietro l’industria automobilistica tedesca, un tempo dominante, rispetto a Tesla e alla cinese BYD. Come se non bastasse, la nuova amministrazione statunitense ha minacciato di imporre dazi sui beni europei e di escludere i leader dell’Unione Europea dai negoziati di pace con la Russia. In un discorso a Monaco, il vicepresidente JD Vance ha criticato aspramente il blocco, esortando i paesi membri a fare affidamento sulle proprie spese militari.

Eppure, lungi dal crollare, l’indice Euro Stoxx 50 è cresciuto dell’11,9% dalle elezioni americane, contro un aumento del 3% dell’S&P 500. Secondo la società di analisi EPFR, i fondi azionari focalizzati sull’Europa hanno registrato il maggiore afflusso di capitali dall’inizio del 2022 nella terza settimana di febbraio.

Parte della spiegazione sta nel fatto che l’Europa rappresenta una scelta ovvia per diversificare verso azioni “value” a buon mercato, ora che le valutazioni altissime dei “Magnifici Sette” giganti tecnologici iniziano a sembrare eccessive. In base al rendimento atteso degli utili per i prossimi 12 mesi, le azioni europee offrono un premio del 6,2% rispetto ai titoli di stato protetti dall’inflazione, più del doppio di quanto offerto dalle azioni statunitensi.

Inoltre, gli ultimi indici dei responsabili degli acquisti, pur non brillanti, suggeriscono che la recessione manifatturiera tedesca potrebbe presto terminare, a meno di nuovi shock derivanti dai dazi. Gli analisti di Wall Street prevedono che case automobilistiche come Volkswagen, BMW e Stellantis, proprietaria di Chrysler, inizieranno a registrare una crescita positiva degli utili per azione – la metrica storicamente più correlata ai prezzi delle loro azioni – nella seconda metà dell’anno. Ciò che rende speciale questo rally europeo, però, è che non sembra solo un rimbalzo dal fondo, ma una trasformazione più duratura. È quello che Jordan Rochester, stratega di Mizuho, ha definito il trade MEGA, ovvero “Make Europe Great Again” (Rendere l’Europa di nuovo grande).

L’anno scorso, l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha presentato un rapporto in cui esortava i policymaker a ridurre l’enorme quantità di burocrazia che intasa il mercato interno del blocco. A lui si stanno ora unendo sempre più voci. La scorsa settimana, ad esempio, le banche centrali di Germania, Francia, Italia e Spagna hanno scritto una lettera al braccio esecutivo dell’UE, chiedendo di attenuare le nuove regole sul capitale bancario entrate in vigore a gennaio.

Un’area cruciale di riforma che l’UE sta valutando è consentire alle sue banche di collocare una maggiore quantità di attivi fuori dai loro bilanci: rispetto al PIL, l’emissione di cartolarizzazioni in Europa è 1/13 di quella statunitense. Ostacoli recenti a fusioni transfrontaliere, come il tentativo di UniCredit di acquisire Commerzbank, sono problemi che i funzionari potrebbero risolvere.

Banche dell’eurozona un tempo in difficoltà, come UniCredit e Banco de Sabadell, si sono rivalutate e ora vengono scambiate sopra il valore contabile tangibile, quando un anno fa erano significativamente al di sotto. Nonostante un recente rally, grandi banche d’investimento come Deutsche Bank e BNP Paribas mantengono sconti più ampi e potrebbero avere ulteriore margine di crescita, soprattutto se ci saranno riforme bancarie significative.

Draghi ha anche sostenuto la promozione di settori chiave come i veicoli elettrici e i chip. Pochi giorni fa, Bruxelles ha approvato 920 milioni di euro – circa 960 milioni di dollari – di aiuti di Stato tedeschi per aiutare Infineon, il più grande produttore di chip del paese, a costruire un nuovo impianto di semiconduttori.

Sebbene tali investimenti debbano essere di un ordine di grandezza molto maggiore, le regole fiscali dell’UE rappresentano un grosso ostacolo.

Secondo le stime di Capital Economics, il solo costo per le nazioni della zona euro appartenenti alla NATO di aumentare la spesa per la difesa al 3% del PIL equivarrebbe a circa l’1% della produzione del blocco. Per fare spazio a ciò, i policymaker europei potrebbero dover creare clausole di deroga nelle regole che vincolano i singoli paesi o consentire un indebitamento extra a livello UE.

Come dimostrano precedenti storici, come il periodo post-Seconda Guerra Mondiale e l’era di Ronald Reagan, non è raro che le svolte economiche inizino con un’impennata negli acquisti militari, e il bisogno di compensare un ritiro degli Stati Uniti potrebbe stabilire un utile precedente per ulteriori spese in Europa. Di fatto, la spinta alla difesa sta già costringendo i funzionari a progettare una strategia industriale, poiché tra la metà del 2022 e la metà del 2023 i contractor militari europei hanno fornito solo il 22% delle necessità di difesa del blocco, rispetto a un obiettivo del 50% per il 2030. Il fondo speciale da 100 miliardi di euro lanciato dalla Germania dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ad esempio, è servito principalmente per acquistare caccia F-35 di Lockheed Martin.

Nel breve termine, la spesa extra si concentrerà su necessità immediate come munizioni e missili. Ma l’UE dovrà anche allineare gradualmente i piani di sviluppo e approvvigionamento dei diversi governi per aerei, navi e carri armati, promuovendo consolidamento e collaborazione tra le imprese. Questo è di buon auspicio per le azioni di aziende come Leonardo, Thales, Safran e Rheinmetall, che nel 2025 stanno registrando ottimi risultati.

La questione cruciale per i mercati è se la Germania – la nazione che finora ha frenato la spesa fiscale sia a livello domestico che continentale, oltre all’autonomia strategica dell’UE – cambierà rotta. Lunedì, il giorno dopo aver vinto le elezioni generali, il leader di centro-destra e atlantista di lunga data Friedrich Merz ha pubblicamente sostenuto l’indipendenza in materia di sicurezza dagli Stati Uniti.

La crisi dell’euro e le conseguenze della pandemia hanno già dimostrato che l’Europa è capace di reagire quando deve tirarsi indietro dal baratro. Ciò che gli investitori dovrebbero tenere a mente è che, dopo averlo fatto, sembra sempre rimanere in bilico sul bordo di esso.

Articolo originale di Jon Sindreu : Articolo del Wall Street Journal

Il portafoglio di Francesco Narmenni: ETF, stile e semplicità

Se c’è una cosa che Francesco Narmenni ci ha insegnato, nei sui video su YouTube è che la libertà finanziaria non è una corsa a chi accumula di più, ma un’arte da coltivare con pazienza, un po’ di furbizia e qualche ETF ben scelto. Oggi vi porto a fare un giro nel suo portafoglio di investimenti, una collezione di fondi passivi che urla “strategia semplice ma efficace” da tutti i pori. Pronti a scoprire cosa c’è dentro questo scrigno finanziario? Allacciate le cinture, si parte!

1. SPDR S&P 500 UCITS ETF (Acc) – 24%

Cominciamo con un classico intramontabile: l’SPDR S&P 500. Con un bel 24% del portafoglio, Francesco dice “sì” alle 500 aziende più potenti d’America, da Apple a Tesla, passando per chi produce il tuo caffè take-away. Questo ETF accumulante (niente dividendi, tutto reinvestito) è come il migliore amico affidabile che non ti lascia mai a piedi. Perché così tanto peso? Beh, gli Stati Uniti sono il motore dell’economia globale, e Narmenni lo sa bene: qui c’è crescita, stabilità e un pizzico di sogno americano.

2. iShares S&P 500 UCITS ETF (Acc) – 24%

Un momento, un altro S&P 500? Esatto! Francesco raddoppia la dose con l’iShares S&P 500, sempre al 24%. Stesso indice, stessa logica, ma un gestore diverso (BlackRock). È come avere due pizze margherita da due ristoranti top: il gusto è simile, ma il tocco personale cambia. Questo ETF è un altro pilastro del portafoglio, un modo per dire: “Se l’America va bene, io sto tranquillo”. Con quasi metà dei suoi soldi qui, Francesco punta forte sul mercato USA.

3. Amundi Index ETF MSCI Europe UCITS ETF DR (C) – 14%

E l’Europa? Non poteva mancare! Con il 14%, l’Amundi MSCI Europe porta nel portafoglio un po’ di sapore continentale: dalle fabbriche tedesche ai vigneti francesi, fino alle startup nordiche. Questo ETF segue l’indice MSCI Europe, coprendo le aziende più solide del Vecchio Continente. È il compromesso perfetto per chi vuole diversificare senza allontanarsi troppo da casa. Francesco sembra dire: “Ok, amo gli USA, ma un po’ di orgoglio europeo ci sta”.

4. iShares Core MSCI Emerging Markets IMI UCITS ETF (Acc) – 11,5%

Qui le cose si fanno piccanti! Con l’11,5%, l’iShares MSCI Emerging Markets ci porta in territori come Cina, India e Brasile, dove la crescita può galoppare, ma il rischio è dietro l’angolo. Questo ETF include non solo i big, ma anche aziende medio-piccole (grazie all’IMI, “Investable Market Index”). È il tocco avventuroso del portafoglio: Francesco sa che i mercati emergenti sono una scommessa, ma con un peso moderato tiene il brivido sotto controllo.

5. iShares Edge MSCI World Value Factor UCITS ETF – 6%

Attenzione, arriva il cacciatore di occasioni! Con il 6%, questo ETF di iShares punta sulle aziende sottovalutate a livello globale (quelle “value”, per intenderci). Pensate a titoli solidi ma un po’ snobbati dal mercato, pronti a rifiorire. Francesco qui dimostra di non voler solo cavalcare la crescita, ma anche pescare qualche affare. È come andare al mercatino dell’usato e trovare un tesoro nascosto: rischio calcolato, soddisfazione garantita.

6. iShares Core MSCI Pacific ex Japan UCITS ETF (Acc) – 5,5%

Un salto nell’Asia-Pacifico (senza Giappone) con il 5,5%. Questo ETF copre Australia, Hong Kong, Singapore e compagnia, zone dinamiche ma spesso dimenticate. È una mossa furba: diversifica oltre USA ed Europa, aggiungendo un po’ di sole e surf al portafoglio. Francesco qui sembra voler dire: “Non tutto il mondo gira intorno a Wall Street, diamo una chance anche agli aussie!”.

7. Xtrackers S&P 500 Equal Weight UCITS ETF 1C – 6%

Torniamo in America, ma con un twist. A differenza dei classici S&P 500, questo Xtrackers dà lo stesso peso a tutte le 500 aziende, non solo ai giganti. Con il 6%, Francesco bilancia la sua passione per gli USA evitando di dipendere troppo dai soliti noti (ciao, Big Tech!). È un po’ come invitare tutti alla festa, non solo i VIP: più equità, più diversificazione interna.

8. Amundi MSCI Japan UCITS ETF Acc – 4,5%

Sayonara monotonia! Con il 4,5%, questo ETF porta un po’ di Giappone nel mix: Toyota, Sony, sushi e precisione nipponica. L’economia giapponese è stabile e tecnologica, e Francesco lo sa. È una scelta elegante, un modo per dire: “Voglio un pezzo di Asia, ma senza esagerare”. Piccolo peso, grande impatto.

9. iShares MSCI USA Small Cap ESG Enhanced UCITS ETF (Acc) – 4,5%

Chiudiamo con un gioiellino: le small cap USA, con un occhio alla sostenibilità (ESG). Con il 4,5%, questo ETF punta sulle aziende più piccole d’America, quelle con potenziale di crescita ma anche un cuore green. Francesco qui mixa ambizione e coscienza: vuole guadagnare, ma senza pestare i piedi al pianeta. È il dettaglio che rende il portafoglio moderno e umano.

Ehi, avete notato? Il portafoglio di Francesco Narmenni è un vero “all-in” sull’azionario: zero obbligazioni, zero cash, niente oro o cripto a fare da paracadute. Solo ETF azionari, dall’America all’Asia, con una spruzzata di Europa e mercati emergenti. È come se Francesco avesse detto: “Tranquilli, il futuro è delle azioni, punto e basta!”. Una scelta coraggiosa, quasi da funambolo senza rete, che riflette la sua fiducia nella crescita a lungo termine dei mercati. D’altronde, per un downshifter come lui, che vive leggero e punta alla rendita passiva, l’azionario è il motore perfetto: volatile sì, ma con un potenziale che può far volare i risparmi nel tempo.

E se il Mercato Fa Crack?

“E se il mercato dovesse fare un bel capitombolo? Francesco, furbo lui, ha messo le mani su due appartamenti – uno addirittura oltreconfine così, tanto per non rischiare. Come diceva quella scritta epica all’inizio di Smackdown il sabato mattina, quando ancora ci svegliavamo con i cereali in mano: ‘Se non avete un piano B, DO NOT TRY THIS AT HOME!!!'”

PS : France c’ un bellissimo Avantis Global Small Cap Value 🙂 !!!

Dove mettono i soldi Harvard e Yale? Viaggio nei salvadanai dei college americani

Se pensi che i college americani siano solo campus infiniti, partite di football e biblioteche enormi, preparati a scoprire una realtà meno visibile, ma estremamente interessante: i fondi di dotazione (o endowment funds). Dietro i nomi prestigiosi di università come Harvard, Yale o Stanford si nascondono patrimoni enormi, gestiti da squadre di esperti della finanza che fanno impallidire molti hedge fund. Curioso di sapere dove investono i loro soldi? Prenditi un caffè e accomodati: ti racconto tutto con un tono leggero, ma senza perdere i dettagli importanti!

Che cos’è un fondo di dotazione?

In poche parole, è il salvadanaio del college. Questi fondi sono costituiti da donazioni ricevute dagli ex studenti (spesso miliardari) e da altri benefattori. L’idea è semplice: il capitale non viene toccato, ma investito per generare un ritorno finanziario, che viene poi utilizzato per finanziare borse di studio, programmi di ricerca, stipendi dei professori e manutenzione dei campus. Ma non si tratta solo di mettere i soldi in un conto corrente e raccogliere gli interessi.

Come funziona un fondo di dotazione?

Un fondo di dotazione è strutturato con una logica di lungo termine. Una parte del capitale (detto “principale”) viene lasciata intatta per garantire la sostenibilità futura. Solitamente, viene prelevata una percentuale annuale del rendimento, spesso intorno al 4-5%, per finanziare le attività dell’università.

Ad esempio:

Un fondo da 50 miliardi di dollari (come quello di Harvard) potrebbe generare circa 2,5 miliardi di dollari all’anno solo prelevando il 5% del rendimento.

I giganti: i 10 college con i fondi più ricchi

I primi dieci college americani per grandezza del fondo di dotazione gestiscono patrimoni che superano di gran lunga il PIL di molti piccoli Stati. Ecco la classifica aggiornata:

  1. Harvard University: circa 53 miliardi di dollari (Harvard Management Company).
  2. Yale University: 42 miliardi (Yale Investments Office).
  3. Stanford University: 38 miliardi.
  4. Princeton University: 37 miliardi.
  5. University of Texas System: 34 miliardi (UTIMCO).
  6. Massachusetts Institute of Technology (MIT): 23 miliardi.
  7. University of Pennsylvania: 21 miliardi.
  8. University of Notre Dame: 18 miliardi.
  9. Duke University: 14 miliardi.
  10. Northwestern University: 14 miliardi.

Come investono i fondi? Una visione dettagliata

La gestione di un fondo di dotazione è un mix tra la finanza d’alto livello e l’arte di fare scommesse calcolate. Vediamo come vengono allocati i fondi, entrando nel dettaglio tecnico.

1. Investimenti in Azioni

  • Azioni Acquistate: Le università tendono a investire pesantemente in azioni blue-chip come Apple (AAPL), Microsoft (MSFT), e Johnson & Johnson (JNJ), ma anche in azioni di crescita come Tesla (TSLA) e NVIDIA (NVDA). Ad esempio, si stima che Harvard abbia una significativa esposizione a aziende tecnologiche come Amazon (AMZN).
  • ETF Utilizzati: Per una diversificazione a basso costo, i fondi di dotazione usano ETF su indici di mercato come l’S&P 500 (SPY), il MSCI World (URTH) o il Vanguard Total Stock Market (VTI).
  • Percentuali Medie di Profitto: Il rendimento annuo medio delle azioni nel portafoglio dei fondi di dotazione può variare, ma in periodi di mercato favorevole, si parla di un ritorno medio del 10-15% annuo. Tuttavia, questo è altamente dipendente dalle condizioni economiche globali.

2. Investimenti Alternativi

  • Private Equity: Anche in questo settore, le università come Yale e Harvard puntano su startup tecnologiche e biotecnologiche, sperando in una crescita esponenziale. Il ritorno atteso su questi investimenti è più alto, ma con un orizzonte temporale di 5-10 anni, con rendimenti medi che potrebbero superare il 20% annualizzato.
  • Real Estate: Stanford, con i suoi terreni nella Silicon Valley, può ottenere rendimenti stabili dai canoni d’affitto e dalla rivalutazione degli immobili, con profitti che potrebbero oscillare intorno al 5-8% all’anno.
  • Hedge Fund: Questi fondi sono noti per la loro volatilità, ma anche per potenziali guadagni elevati. Alcuni hedge fund in cui investono le università potrebbero puntare a rendimenti del 10-20% annuale, anche se con rischi significativi.

3. Obbligazioni e Investimenti a Reddito Fisso

  • Obbligazioni: La componente obbligazionaria serve spesso come stabilizzatore del portafoglio, con rendimenti più modesti ma affidabili, tipicamente intorno al 2-5% per titoli di stato e obbligazioni corporate di alta qualità.

Il Caso Yale: Una Strategia Vincente

La strategia di Yale, guidata da David Swensen, si è basata su una diversificazione massiccia e una selezione di gestori di fondi di alta qualità, ottenendo rendimenti medi annui del 12% negli ultimi decenni. La sua filosofia, descritta nel libro Pioneering Portfolio Management, è diventata un modello per molte altre istituzioni accademiche. Yale ha puntato su un mix equilibrato di azioni, private equity e investimenti alternativi, con una forte riduzione della dipendenza da investimenti tradizionali come obbligazioni.

Prospettive Future: Dove Andranno i Fondi Universitari?

Con l’attenzione crescente agli investimenti ESG (ambientali, sociali e di governance), è probabile che vedremo una maggiore allocazione in ETF sostenibili, come il Vanguard ESG U.S. Stock ETF (ESGV) o il iShares MSCI USA ESG Select ETF (SUSA). Università come Stanford e MIT stanno già facendo pressione per investire in aziende che rispettano criteri di sostenibilità, cercando di bilanciare il ritorno economico con un impatto positivo sul pianeta.

Cosa possiamo imparare dai fondi universitari?

I fondi di dotazione dei college americani non sono solo enormi salvadanai, ma vere e proprie macchine finanziarie che operano con precisione chirurgica. Ecco alcuni insegnamenti che possiamo applicare alla nostra vita finanziaria:

  1. Diversificazione: I fondi universitari non puntano tutto su una singola strategia. Anche i piccoli investitori possono trarre beneficio dalla diversificazione, bilanciando azioni, obbligazioni e altri strumenti.
  2. Orizzonte di lungo termine: Gli investimenti più redditizi richiedono tempo per maturare. Come i fondi universitari, anche noi dovremmo pensare al futuro e non solo ai rendimenti immediati.
  3. Focus sulla qualità: Scegliere aziende solide e gestori competenti è essenziale per ottenere rendimenti consistenti nel tempo.
  4. Sostenibilità: Gli investimenti ESG stanno diventando una tendenza dominante. Considerare il loro impatto ambientale e sociale non è solo etico, ma potrebbe anche rivelarsi una scelta vincente nel lungo periodo.

Applicazioni pratiche: Come tradurre tutto questo nella nostra vita finanziaria?

Se vuoi applicare alcune delle strategie dei fondi di dotazione alla tua vita, ecco un piano pratico:

  • Inizia con un fondo diversificato: Usa un ETF a basso costo come il Vanguard Total Stock Market (VTI) per ottenere un’ampia esposizione al mercato azionario.
  • Pensa a lungo termine: Invece di farti prendere dal panico durante le oscillazioni del mercato, investi con un orizzonte di almeno 5-10 anni.
  • Esplora alternative: Se hai una maggiore tolleranza al rischio, considera piattaforme di crowdfunding immobiliare o investimenti in startup tramite equity crowdfunding.
  • Adotta un approccio ESG: Molti ETF sostenibili ti permettono di investire in modo responsabile senza sacrificare i rendimenti.
  • Preleva solo una piccola percentuale: Come fanno i fondi universitari, cerca di prelevare solo una minima parte dei tuoi guadagni annuali per non intaccare il capitale iniziale.

Conclusione

I fondi universitari americani ci insegnano che una gestione finanziaria strategica, diversificata e focalizzata sul lungo termine può produrre risultati straordinari. Sebbene non tutti abbiano miliardi da investire, le lezioni che derivano da Harvard, Yale o Stanford possono essere applicate anche da chi gestisce un piccolo patrimonio. E la prossima volta che passi davanti a una banca o pensi a come investire i tuoi risparmi, ricordati delle foreste di Harvard e dei grattacieli di Stanford. Chissà, magari è il momento giusto per diversificare un po’!

Dalla Foga al Futuro: La Legge di Amara per Gestire Meglio le Tue Finanze

La Legge di Amara Applicata alla Finanza Personale: Cosa Possiamo Imparare?

Hai mai sentito parlare della Legge di Amara? Si tratta di un principio ideato dal futurologo Roy Amara, che ci dice: “Tendiamo a sopravvalutare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottovalutarlo nel lungo periodo.” Anche se è stata pensata per descrivere l’impatto della tecnologia, questa legge si applica perfettamente a molti altri aspetti della vita, inclusa la gestione delle nostre finanze personali.

Vediamo insieme come questo principio si collega al mondo del denaro e come può aiutarci a fare scelte migliori per il futuro.


L’Euforia del Breve Periodo

Quando viene introdotta una nuova idea o strumento finanziario, spesso cadiamo nella trappola di aspettarci risultati straordinari in pochissimo tempo. Pensiamo, ad esempio, alle criptovalute. Nei primi anni, molti le vedevano come un modo per arricchirsi rapidamente. Persone di tutto il mondo si sono lanciate nell’acquisto di Bitcoin e altre valute digitali, sperando di guadagnare cifre astronomiche in pochi mesi.

Per alcuni, questo sogno si è avverato, ma per la maggior parte è stato un percorso accidentato, fatto di salite vertiginose seguite da crolli drammatici. Questo accade perché sopravvalutiamo sempre l’impatto immediato delle novità.


Il Potenziale del Lungo Periodo

La Legge di Amara ci insegna che i cambiamenti reali richiedono tempo per manifestarsi pienamente. Torniamo all’esempio delle criptovalute: oggi, dopo oltre un decennio dalla loro nascita, vediamo finalmente un utilizzo più strutturato e concreto. Alcune banche centrali stanno considerando la creazione di valute digitali, e sempre più aziende accettano pagamenti in criptovalute. Insomma, il vero potenziale si sta rivelando solo ora.

Lo stesso principio vale per i nostri investimenti personali. Pensa al risparmio pensionistico: iniziare a mettere da parte una piccola somma ogni mese può sembrare insignificante nei primi anni. Ma grazie all’interesse composto (che è praticamente magia finanziaria), quei piccoli contributi crescono esponenzialmente nel tempo, creando un capitale significativo per il futuro.


Lezione per la Vita Quotidiana

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Ecco alcuni consigli pratici per applicare la Legge di Amara alle tue finanze personali:

  1. Non farti prendere dall’euforia. Quando senti parlare di una nuova tendenza o strumento finanziario, evita di buttarti a capofitto. Dedica del tempo a studiare e capire realmente di cosa si tratta.
  2. Pensa a lungo termine. Sia che si tratti di investimenti, risparmio o spese importanti, considera l’impatto che le tue decisioni avranno sul lungo periodo.
  3. Abbraccia la pazienza. Le cose buone richiedono tempo. Non aspettarti di diventare milionario dall’oggi al domani, ma costruisci con costanza un futuro finanziario solido.

Un esempio classico della Legge di Amara è la bolla delle dot-com alla fine degli anni ‘90. Quando Internet ha iniziato a diffondersi, c’era un entusiasmo incontenibile. Tutte le aziende legate al web sembravano destinate al successo, e gli investitori si lanciavano senza pensarci due volte. Il risultato? Un crollo epico.

Tuttavia, nel lungo periodo, le tecnologie legate a Internet hanno trasformato il mondo, dando vita a giganti come Amazon, Google e molte altre realtà che oggi consideriamo indispensabili. Gli investitori che hanno avuto pazienza e visione sono stati quelli che ne hanno tratto i maggiori benefici.

La Legge di Amara ci ricorda che è facile sopravvalutare i benefici immediati e sottovalutare il potere del tempo. In finanza personale, questo principio può fare la differenza tra scelte impulsive e decisioni strategiche. Quindi, la prossima volta che ti trovi davanti a una nuova opportunità o sfida finanziaria, ricorda: le decisioni migliori sono quelle che resistono alla prova del tempo. Investi in modo intelligente, risparmia con costanza e abbi fiducia nel processo. Il tuo futuro ti ringrazierà!

Strategie di Investimento: Chi Vince nella Sfida del Lazy Portfolio?

Hai mai sognato di avere un portafoglio di investimenti che ti faccia dormire sonni tranquilli, mentre il tuo capitale lavora instancabilmente per te? Bene, benvenuto nel mondo del Lazy Portfolio, il regno degli investitori minimalisti che preferiscono una strategia smart al caos del trading giornaliero. Ma, quali strategie possiamo adottare? Oggi mettiamo a confronto quattro approcci popolari: Return Stacked, Risk Parity, Neutral Market e Shareholder Yield. Pronti? Partiamo!

Return Stacked: Più Ritorni per Metro Quadrato

Immagina di avere un portafoglio che combina il meglio di più mondi senza richiedere un impegno extra. Questo è esattamente ciò che promette il Return Stacked: una strategia che sfrutta la leva finanziaria in modo intelligente per sovrapporre esposizioni multiple su diverse classi di attivi.

Origini: Return Stacked è una delle strategie più recenti, nata dalla necessità di ottimizzare i rendimenti in un contesto di bassi tassi di interesse. Le innovazioni nel campo degli ETF e dei derivati hanno reso possibile per gli investitori ottenere esposizioni multiple senza dover sacrificare semplicità o efficienza.

Come Funziona: L’idea centrale è quella di investire in portafogli bilanciati, ad esempio un classico 60/40 (60% azioni e 40% obbligazioni), e poi aggiungere esposizioni supplementari sfruttando strumenti come ETF a leva o futures. Questo permette di ottenere rendimenti più elevati sfruttando diversificazione e leva moderata. Tuttavia, è fondamentale essere consapevoli dei rischi associati all’utilizzo della leva, specialmente in periodi di alta volatilita.

Vantaggi:

  • Maggiori possibilità di ritorno rispetto ai portafogli tradizionali.
  • Ottima diversificazione grazie all’esposizione a più classi di attivi.

Svantaggi:

  • Rischi aumentati nei mercati ribassisti.
  • Richiede un’attenta gestione per evitare l’effetto amplificato delle perdite.

Risk Parity: L’Arte del Bilanciamento Zen

Risk Parity è una filosofia di investimento che mira a distribuire il rischio in modo equo tra le diverse classi di attivi. Questo approccio evita che un’unica classe, come le azioni, domini il portafoglio in termini di rischio.

Origini: Il concetto di Risk Parity è stato introdotto negli anni ’90 da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates. Il suo fondo “All Weather” è stato uno dei primi esempi di successo di questa strategia. L’idea era creare un portafoglio resiliente, capace di performare bene in qualsiasi condizione di mercato.

Come Funziona: La chiave è bilanciare il rischio, non il capitale. Ad esempio, se un portafoglio contiene azioni e obbligazioni, le azioni, più volatili, avranno un peso inferiore rispetto alle obbligazioni. Questo equilibrio può essere ottenuto utilizzando la leva per aumentare l’esposizione a classi di attivi meno rischiose.

Vantaggi:

  • Maggiore stabilità durante periodi di turbolenza.
  • Riduzione della dipendenza da un’unica classe di attivi.

Svantaggi:

  • Rendimento potenzialmente inferiore durante mercati fortemente rialzisti.
  • Sensibilità ai cambiamenti nei tassi d’interesse.

Neutral Market: Sempre in Modalità “Stealth”

La strategia Neutral Market è un approccio che punta a ridurre al minimo l’esposizione alle oscillazioni del mercato. Attraverso una combinazione di posizioni long e short, questa strategia cerca di neutralizzare il rischio di mercato.

Origini: Questo approccio è nato nel mondo dei fondi hedge, dove gestori cercavano di proteggere i portafogli dalla volatilità sfruttando strategie di copertura. Con l’aumento della sofisticazione degli strumenti finanziari, il concetto si è diffuso anche tra gli investitori retail.

Come Funziona: L’idea è creare un portafoglio bilanciato con esposizioni opposte. Ad esempio, potresti detenere azioni di aziende solide in posizione long e shortare titoli di aziende deboli o sopravvalutate. Così facendo, il rendimento non dipenderà dalla direzione del mercato, ma dalla capacità di selezionare i titoli giusti.

Vantaggi:

  • Riduzione del rischio sistemico.
  • Protezione nei mercati volatili.

Svantaggi:

  • Complessità gestionale.
  • Rendimento limitato in mercati con trend forte.

Shareholder Yield: Segui i Dividendi e Torna a Casa Felice

Lo Shareholder Yield è una strategia che premia la generosità delle aziende. Si concentra sulle società che restituiscono valore agli azionisti attraverso dividendi, riacquisti di azioni proprie e riduzione del debito.

Origini: Questo approccio è stato reso popolare da Jeremy Siegel nel libro “The Future for Investors”, in cui dimostra come le aziende che adottano politiche di alto rendimento per gli azionisti tendano a sovraperformare nel lungo periodo.

Come Funziona: La strategia valuta la quantità totale di valore restituito agli azionisti come percentuale del valore di mercato dell’azienda. Le aziende con uno Shareholder Yield elevato sono spesso più stabili e profittevoli, rendendole un pilastro ideale per i portafogli a lungo termine.

Vantaggi:

  • Flusso di reddito costante.
  • Focus su aziende finanziariamente solide.

Svantaggi:

  • Dipendenza dalla qualità della gestione aziendale.
  • Le alte cedole possono nascondere problemi sottostanti.

Può Esistere un Lazy Portfolio con Tutte Queste Strategie?

La risposta breve? Assolutamente sì, ma richiede pianificazione. Ogni strategia porta un contributo unico e può essere integrata in un portafoglio diversificato.

Esempio di Combinazione:

  1. Usa Return Stacked per incrementare i rendimenti su base diversificata.
  2. Integra una base di Risk Parity per stabilizzare e bilanciare il rischio.
  3. Aggiungi una sezione Neutral Market per coprire le oscillazioni di mercato.
  4. Completa con Shareholder Yield per un flusso di reddito stabile e sicuro.

Con una combinazione ben studiata, puoi ottenere un portafoglio che non solo è facile da gestire, ma è anche pronto a performare in diverse condizioni di mercato. E ricordati: l’importante non è solo scegliere le strategie, ma adattarle ai tuoi obiettivi personali.

Retail Investors Won on Fees But Are Losing on Risk

Gli investitori al dettaglio hanno vinto la battaglia delle commissioni. I conti di intermediazione sono gratuiti. Le commissioni di trading sono storia passata. Chiunque può possedere l’intero mercato azionario attraverso un singolo ETF (fondo negoziato in borsa) praticamente a costo zero. È una grande vittoria per gli investitori e un colpo per l’industria finanziaria.

Ma l’industria sta reagendo con una crescente e redditizia offerta di app di trading gamificate ed ETF di nicchia che attirano gli investitori a scommettere con i propri risparmi. L’impatto sui portafogli è più difficile da individuare o misurare, ma è altrettanto costoso quanto le alte commissioni che un tempo gli investitori pagavano.

Victor Haghani, fondatore di Elm Wealth, e i suoi co-ricercatori James White e Vladimir Ragulin, vogliono sensibilizzare gli investitori al dettaglio su questo costo. Lo chiamano la loro “ipotesi del rischio rilevante”, un richiamo all'”ipotesi del costo rilevante” di John Bogle, fondatore di Vanguard Group Inc., che enfatizzava l’importanza di mantenere basse le commissioni di investimento.

L’intuizione di Bogle era che, in generale, gli investitori con portafogli attivi — cioè quelli che si discostano dal mercato ampio — finiscono per ottenere il rendimento del mercato meno le commissioni. L’implicazione è che, come gruppo, farebbero meglio a seguire il mercato nel modo più economico possibile.

Haghani applica una logica simile al rischio. “I portafogli attivi assumono in media più rischi rispetto al mercato, ma in aggregato ricevono il rendimento del mercato”, mi ha detto. “Il risultato è un ritorno inferiore rispetto al rischio per tutti i selezionatori di titoli presi nel loro insieme, anche se i costi di negoziazione sono pari a zero.”

Da questa prospettiva, più rischio è corrosivo tanto quanto commissioni più alte. “Gli investitori giustamente vogliono il miglior rapporto possibile tra rendimento e rischio”, ha aggiunto Haghani. “Proprio come la sottrazione delle commissioni dai rendimenti riduce questo rapporto, lo stesso accade con l’aggiunta del rischio attivo al rischio di mercato.”

In questo nuovo mondo di investimenti gratuiti, in altre parole, il costo da monitorare si è spostato dalle commissioni al rischio.

Haghani e i suoi co-ricercatori hanno raccolto i dati sulla performance di 17 fondi comuni di investimento ed ETF ampiamente detenuti che si discostano dal mercato generale. Nei 10 anni fino al 3 novembre 2023, la volatilità media di questi fondi — una misura comune del rischio calcolata come deviazione standard annualizzata — era superiore di 1,2 punti percentuali rispetto a quella dell’indice S&P 500. Per offrire agli investitori un rendimento rettificato per il rischio pari o superiore a quello del mercato, i fondi avrebbero dovuto superarlo. Invece, in media, non sono riusciti a eguagliare l’S&P 500.

Ecco la parte sorprendente: se quei fondi fossero stati perdenti, si potrebbe presumere che l’altra parte delle loro operazioni — ciò che Haghani e i suoi colleghi chiamano portafogli speculari — sarebbe stata vincente. Non è così. La volatilità media dei portafogli speculari era superiore di 1 punto percentuale rispetto all’S&P 500.

E anche questi, in media, hanno perso rispetto al mercato.

Quindi, indipendentemente da quale lato della transazione si trovassero gli investitori, quelli con portafogli attivi probabilmente hanno ottenuto un rendimento aggiustato per il rischio inferiore rispetto a quello che avrebbero avuto semplicemente acquistando il mercato.

Gli investitori che selezionano titoli autonomamente potrebbero accumulare un rischio ancora maggiore. Haghani e il suo team hanno selezionato casualmente portafogli di cinque, 25 e 100 titoli. Nei 10 anni fino a novembre 2023, questi portafogli attivi simulati sono stati in media significativamente più volatili del mercato, fino a 5 punti percentuali in più per i portafogli con cinque titoli. “È lo stesso impatto sul rendimento aggiustato per il rischio che si avrebbe pagando oltre il 2% in commissioni ogni anno”, ha sottolineato Haghani.

La lezione è che, quando ci si discosta dal mercato, gli investitori devono essere sicuri che la scommessa ripagherà. Esistono strategie come il value (acquistare le aziende più economiche), il quality (acquistare le aziende più stabili e redditizie) e il momentum (acquistare i titoli con le migliori performance) che storicamente hanno battuto il mercato su lunghi periodi. Tuttavia, questo non garantisce performance superiori in futuro e, come mostra la ricerca di Haghani, il grado di sovraperformance potrebbe non essere sufficiente a compensare il rischio aggiuntivo. In caso di dubbio, acquistare il mercato è la scelta migliore.

La differenza tra commissioni e rischio è che le commissioni sono un numero unico, facile da comprendere, che i fondi sono obbligati a divulgare agli investitori, mentre il rischio è un costo più sottile, spesso nascosto in pagine di gergo industriale che molti investitori non riescono a decifrare completamente. I regolatori possono aiutare richiedendo ai fondi di divulgare la volatilità insieme ai rendimenti, sia in termini assoluti che relativi al mercato.

Nel frattempo, gli investitori al dettaglio attratti dal trading senza commissioni e dalle ultime strategie ETF dovrebbero tenere a mente che il costo di allontanarsi dal mercato non si misura solo in dollari e centesimi. Anche il rischio conta.

Articolo originale di Nir Kaissar : https://www.advisorperspectives.com/articles/2024/09/25/retail-investors-won-fees-losing-risk?